29-Recensioni di opere con prima edizione nel 2017


Recensioni di opere con prima edizione nel 2017

Giorgio Cosmacini
Elogio della materia
(Per una storia ideologica della medicina)
EDRA, Milano, 2016, pagine 142, euro19,90

Fin dall’antichità greco-romana si riscontra una “sfida materialistica” ispirata da Epicuro e ripresa in campo medico da Temisone di Laodicea. Una visione materialistica delle malattie favorì il termalismo, la costruzione di acquedotti e fognature con finalità igienico-sanitarie. Ma anche in epoca contemporanea nei gabinetti di fisica, fisiologia, chimica e biologia i ricercatori sono materialisti di fatto ancor prima di esserlo concettualmente. Il testo contiene riferimenti all’ “ateismo greco” il cui pensiero naturalistico vide primeggiare Democrito, Anassagora, Eraclito, Empedocle ma soprattutto il citato Epicuro: l’etica di questo filosofo muove dunque non dalla sovrannatura ma dalla natura, studiata con metodo e diligenza.

In epoca ellenistica si sviluppò soprattutto ad Alessandria d’Egitto una vera e propria rivoluzione scientifica, purtroppo in gran parte dimenticata e disprezzata nei secoli bui medievali. In quegli anni di regresso la religione cattolica propagò un ideologia anti-igienista combattendo l’usanza dei bagni, sia pubblici che privati ed anzi, al contrario, è provato come l’Inquisizione considerasse il fare troppi bagni come un segno di sospetta eresia.

La rinascita della cultura e della scienza fu possibile a partire dal Rinascimento anche per gli apporti dell’ebraismo e dell’islamismo. Gli umanisti riscoprirono sepolti in remote abbazie molti testi scientifici antichi tra cui il “De rerum natura” di Lucrezio, recentemente ripresentato e positivamente commentato dal professor Odifreddi. Infatti “quasi tutti i principi fondamentali dell’opera erano inammissibili per la rigida ortodossia cristiana”.

Il testo ricorda anche le figure dei martiri del Libero Pensiero: Giordano Bruno messo al rogo nel 1600 “per la sua eretica visione del mondo” e Giulio Cesare Vanini, arrostito previa tortura nel 1619, “per la sua demistificazione di una religione asservita al lucro e al potere”. L’Autore commenta con dure parole “la feroce reazione chiesastica” da cui si salvò l’anonimo estensore del “Trattato dei tre impostori”. Si contempla anche un altro testo anonimo seicentesco d’importanza fondamentale in quanto affrontava in termini materialistici la polemica contro la Chiesa e le religioni, il “Theophrastus redivivus”.

Per il Settecento si pongono in evidenza i testi del medico e filosofo francese La Mettrie che esprimevano una “naturalizzazione dell’anima”: erano testi sacrileghi, materialisti ed atei.

Nell’Ottocento si segnala fra gli altri materialisti il chimico Stanislao Cannizzaro che parlò di teocrazia medievale tiranna tendente a perpetuare il suo “malefico influsso” in una Italia “coperta di frati e gesuiti”.

Ma ovviamente i materialisti ottocenteschi più famosi con un diverso grado di anti-teismo sono Darwin e Marx: il primo dimostrò plausibile una teoria unitaria dei fenomeni evolutivi della materia vivente indipendente da ogni onnipotenza divina. Il secondo fonda il materialismo storico e dialettico, del tutto alieno dai misteri della Chiesa, e di ogni altra religione o Chiesa.

Il testo cita anche il premio Nobel per la Medicina Camillo Golgi, noto per le sue coerenti idealità agnostiche che lo spinsero a rifiutare in punto di morte ogni sacramento e il funerale religioso.

In epoca contemporanea la materia vivente è riletta in chiave biochimica e biofisica. In conclusione l’Autore si sente autorizzato a pronunciare un elogio della materia da cui è composta la natura contro il suo soffocamento con ogni presunta sovrannatura.

Pierino Marazzani, maggio 2017

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Gaetano Pecora
Carlo Rosselli, socialista e liberale
(Bilancio critico di un grande italiano)
Donzelli editore, Roma, 2017, pagine 224, euro 19,00

Complesso libro di analisi storica centrato sul nesso fra socialismo e libertà con importanti riferimenti laicisti. Si cita uno scritto di Rosselli in cui dichiara di volere “la distruzione di tutto il meccanismo oppressore della vecchia Italia; del sistema capitalistico, dello statalismo e del militarismo, dell’organizzazione cattolica e della monarchia; della servilità dei costumi e della superficialità delle idee”.

Giustamente Rosselli identificava nella gerarchia clericale e nelle sue teologie antiscientifiche uno dei principali ostacoli al progresso sociale, morale e civile dell’Italia.

Su questo importante pensiero di Rosselli l’Autore scrive questo acuto commento: “Come dire, dunque, che per sconfiggere ad esempio l’organizzazione giuridica e politica della Chiesa Cattolica bisognava necessariamente combatterne la superficialità delle idee. E va bene. Sia pure così”.

Il testo riporta passi di un articolo di Rosselli del 1932 in cui si denunciano i legami tra movimenti politici reazionari e una “religione nazionalistica, ancora fortissima in tutti i Paesi, e che l’educazione fascista accuratamente fomenta”.

In scritti di Rosselli del 1935 si ritrova la teorizzazione di una indispensabile “per i reazionari, e dunque anche per la gente di Chiesa, contrazione di diritti e quella riduzione di libertà” che fu criticata da Salvemini, assertore di un laicismo meno drastico.

Del resto chi aveva foraggiato il fascismo coprendone i mostruosi crimini? Il Vaticano, la monarchia, gli agrari e molti grossi industriali ed è quindi comprensibile il ragionamento di Rosselli.

Il libro ricorda anche le ingiuste e perfide critiche di Togliatti e Grieco contro Rosselli, frutto del più bieco settarismo, cui invece egli rispose con garbo citando Paul Louis Courier.

Pierino Marazzani, settembre 2017

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Mimmo Franzinelli
Il tribunale del Duce
(La giustizia fascista e le sue vittime 1927-1943)
Mondadori, Milano, 2017, pagine 303, euro 22,00

Ampio testo storico frutto di approfondite ricerche archivistiche che riconfermano gli stretti legami fra la Chiesa Cattolica e il regime fascista:
– il giudice Umberto Bottone (Roma,1888) fu un ardente cattolico fascista tanto da comporre inni come la “Preghiera del Legionario”. Aderì alla Repubblica di Salò, compose addirittura l’ “Inno delle SS italiane” e ciononostante fu accettato come assiduo collaboratore a “L’Osservatore Romano” dal 1947 al 1965
– si citano allocuzioni di Pio XI in cui si condannano gli attentati contro Mussolini. Ma la Chiesa non ha sempre giustificato l’assassinio dei despoti? Evidentemente le sue ipocrite argomentazioni valgono solo per i tiranni anti-cattolici!
– tramite la sua longa manus democristiana e la dabbenaggine di noti alti esponenti della sinistra la Chiesa fece amnistiare e riciclare ogni sorta di aguzzini e spie fasciste. Nel libro sono riportati una decina di esempi, uno più sconcertante dell’altro! Un preside-delatore di Catania, dopo essere stato confinato dal governo militare alleato nel 1945, fu reinsediato dal ministro dell’Istruzione democristiano nel 1949
– un paragrafo è significativamente intitolato “La farsa dell’epurazione” che, grazie l’amnistia De Gasperi-Togliatti, liquida nell’estate del 1946 quasi ogni crimine fascista. Ciro Verdiani, ex capo zona dell’OVRA di Zagabria, è fatto addirittura questore di Roma. Carlo Fallace, sostituto procuratore generale del Tribunale Speciale Fascista nel periodo 1927-1943 “prosegue una brillante carriera, passando dalla magistratura politica a quella con le stellette”.

Ma è soprattutto a proposito del “Caso Cristini”, unico in vita nel 1945 dei tre presidenti del Tribunale speciale fascista, che l’Autore sottolinea le connivenze filofasciste di De Gasperi: “Al solito De Gasperi ha promesso e…rinviato. Dopo una decina di giorni De Gasperi e il commissario Gullo (comunista) e Scelba (democristiano) partoriscono una circolare interpretativa dell’Amnistia: diramata alla magistratura si dimostrò inutile”.

Dopo due anni di latitanza Guido Cristini “si gode le ricchezze accumulate all’ombra del regime”.

Ci si limitò a radiarlo dalla magistratura, a privarlo per 10 anni dei diritti elettorali attivi e passivi e a interdirlo dalla professione forense.

L’autore nota con rammarico come talune pene inflitte dal Tribunale Speciale Fascista, spese di giudizio comprese, siano state addirittura riconfermate a danno degli antifascisti anche dopo il 25 aprile: “Per quanto appaia incredibile in una democrazia, i condannati dal Tribunale Speciale sono trattati come dei sovversivi che si meritano le pene loro inflitte”.

Anche questo libro documenta le crudeli sevizie inflitte in carceri e questure agli inquisiti dal Tribunale Speciale. Ovviamente i cappellani carcerari, della Polizia di Stato e della Milizia fascista non si accorsero mai di nulla! Franzinelli così scrive: “Ogni gruppo di oppositori è infiltrato da doppiogiochisti, e include elementi fragili che, perché ricattati o torturati, rivelano agli inquirenti preziose notizie”.

Il testo riporta anche alcune vicende interessanti da un punto di vista laicista:
– il crudele giudice fascista Guido Cristini, durante il processo ai presunti complici dell’attentato Zamboni contro Mussolini del 1926, “incalza il padre di Anteo con domande estranee all’imputazione e lo accusa persino di aver voluto chiamare Ateo il figlio minore Anteo”;
– il fante cesenate Filippo Gasperoni è arrestato nel 1933 per insulti al Duce e alla Chiesa: “Tutti i preti, compreso il pontefice, non fanno che rubare denaro alla povera gente”;
– la sarta vercellese Iside Viana, durante la sua detenzione in quanto condannata per antifascismo dal Tribunale speciale, fu criticata dalle compagne detenute anche “per partecipazione alle cerimonie religiose”.

Pierino Marazzani, ottobre 2017

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Fabrizio Peronaci
La tentazione
(Una storia vera, una donna, un frate, un amore, un dossier segreto scuote il Vaticano)
Centauria Edizioni, Milano, 2017, pagine 245+19 di appendice, euro 16,00

Testo autobiografico basato su rivelazioni e confidenze dell’amante del frate e sacerdote E.R. (1914-2001). Il libro è corredato anche da otto pagine di foto e documenti atti a provare la veridicità degli innumerevoli misfatti attribuiti a questo religioso depravato. Per molti decenni ebbe una relazione sessuale clandestina con una signora di 25 anni circa più giovane di lui, ingravidandola due volte e inventando ogni sorta di pretesti per allontanarsi quasi quotidianamente dal suo convento sito in Roma.

Per mantenere l’amante, i suoi figli e altri costosi vizi (tabagismo ecc.) il detto frate, in concorso con altri religiosi e laici, avrebbe organizzato una truffa alla CEE negli anni ’70 per circa 270 milioni di lire il cui meccanismo era semplice: si faceva consegnare gratis per finta beneficenza burro e formaggi in eccesso nei depositi della CEE per poi rivenderli in nero a spregiudicati imprenditori del ramo alimentare.

Il diabolico frate era in contatto stabile con la malavita per cui questo è un libro con un “retroscena criminale” di “umane passioni e malavita”.

Per eccitare la sua giovane amante le rivelava perfino piccanti segreti conosciuti durante il sacramento della confessione: la vicenda di una bella monaca incinta fu risolta dal vescovo locale autorizzando l’aborto clandestino, amori lesbici delle monache si sarebbero concretizzati “nella casupola degli attrezzi dietro il convento”.

Gli impulsi erotici di due frati separati dai superiori in diversi lontani conventi furono scoperti dall’addetto alle pulizie dei gabinetti della stazione Termini.

Questo frate giunse perfino a falsificare le schede di un elezione alla carica di Superiore Provinciale del suo ordine religioso in concorso con un ex “terrorista nero”.

Insieme ad altri frati e delinquenti comuni architettò il furto di un famoso quadro di Gherardo delle Notti sito in un convento. La scandalosa vicenda fu tenuta segreta per un certo periodo: “Le sovrane capacità di interdizione dei poteri ecclesiastici erano riuscite nel miracolo di bloccare per oltre un anno la diffusione della notizia che avrebbe suscitato sconcerto e messo in imbarazzo i vertici della congregazione”. La preziosa tela pare che non sia mai più stata ritrovata.

Il libro presenta anche alcuni riferimenti anticlericali relativi all’ambiente conventuale definito “gretto, animato da ambizioni e giochi di potere”, si fa poi accenno ad un “impetuoso vento anticlericale” che spirava in Italia negli anni Settanta scontrandosi con una Chiesa “incapace di confrontarsi con le proprie contraddizioni”.

Vi è anche un interessante riferimento alla vicenda di un monaco coerente con i propri istinti eterosessuali per cui “si spogliò dell’abito talare e andò a vivere con una giovane”.

A latere il testo tratta anche di uno “Scandalo nella curia generalizia” di Roma di un noto ordine religioso a base di sesso, droghe, etilismo e violenze fisiche.

Pierino Marazzani, marzo 2018

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Autori Vari
(A cura di Daniele Barbieri e Peter Gorenflos)
Vaticano, Olocausto e fascismi
Massari Editore, Bolsena (Viterbo), 2017, pagine 206, euro 20,00

Ampio e ben documentato testo che riporta brevi saggi di 18 autori diversi sulle connivenze e complicità clericali nell’Olocausto di circa sei milioni di ebrei e nel salvataggio di migliaia di criminali nazi-fascisti loro carnefici.

Pio XII è in particolare compromesso nella deportazione e sterminio di due terzi dei 750.000 ebrei ungheresi in quanto fu regolarmente informato di tutto dal suo nunzio a Budapest ma intervenne con 21 giorni di ritardo presso il dittatore cattolico Horthy e solo dopo che Roma era stata liberata dagli americani.

Pio XII e la gerarchia vaticana sapevano tutto sull’Olocausto fin dall’inizio limitandosi ad un generico radiomessaggio natalizio nel 1942, ma a l’Osservatore Romano e Radio Vaticana fu ordinato di tacere!

La barbarie nazista contro civili innocenti meritava non una ma dieci scomuniche: ciononostante Pio XII nel 1949 scomunicò solo i comunisti e i loro alleati. Quelli che hanno liberato Auschwitz sono stati scomunicati mentre quelli che hanno perpetrato un mostruoso genocidio sono stati aiutati dal Vaticano a fuggire in Spagna e Sud America.

Ovviamente la Chiesa è ben conscia dei mostruosi crimini indiretti di Pio XII per cui ha occultato la stragrande parte dei documenti del suo papato pubblicandone solo circa 8.000 pagine, che “contengono solo una piccola parte dei milioni di documenti risalenti al papato di Pio XII”.

Il Vaticano avrebbe potuto almeno avvisare gli ebrei romani invitandoli ad abbandonare momentaneamente la città all’arrivo dei nazisti ed a prepararsi ad un lungo periodo di clandestinità. Inoltre tramite i ben pagati cappellani di polizia e carabinieri avrebbe potuto invitare tali militari a non collaborare alla deportazione degli ebrei ed invece, purtroppo, molti ebrei furono fermati e consegnati ai nazisti proprio dai questurini.

Il testo segnala come molti camion carichi di civili ebrei romani passavano proprio davanti al Vaticano per essere detenuti nell’ex Collegio Militare a solo circa due chilometri dalla sede papale, in attesa di essere avviati alla stazione Tiburtina per salire sui carri bestiame che li avrebbero deportati nei lager in condizioni di viaggio spaventose.

In conclusione gli Autori sintetizzano con questa definizione il comportamento di Pio XII: “tacito collaborazionismo” verso la deportazione e sterminio di milioni di ebrei europei.

Per questo motivo e per altri (preti pedofili e scandali finanziari vari ai danni soprattutto dell’erario italiano e del Comune di Roma) il testo propone un’ardita iniziativa “per lo scioglimento dello Stato del Vaticano”.

Poiché spesso la Storia si ripete pari pari, giustamente il libro analogamente accusa la gerarchia argentina di “tacito collaborazionismo” a favore dei generali gorilla argentini in relazione allo sterminio di migliaia di civili spariti nel nulla negli anni Settanta del secolo scorso.

A questo proposito gli Autori citano anche papa Bergoglio per il suo ruolo per lo meno ambiguo in tali tragiche vicende che videro assassinati o torturati molti religiosi cattolici tra cui alcuni gesuiti.

Pierino Marazzani, maggio 2018

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Nicola Colaianni
La lotta per la laicità
(Stato e Chiesa nell’Italia dei diritti)
Cacucci editore, Bari, 2017, pagine 322, euro 20,00

Complesso libro di taglio accademico molto ben documentato con spunti satirici e anticlericali.

Tramite sottili e arguti ragionamenti giuridici il lettore è introdotto alle combattute tematiche della laicità dello Stato ed in particolare al problema dell’esposizione dei crocifissi negli uffici pubblici, delle Unioni Civili, nullità matrimoniali, ora di religione ecc.

La laicità è un rimedio contro le tendenze totalitarie religiose, un contrappeso al potere clericale, un tentativo di limitare il prepotere e l’invadenza della religione negli spazi pubblici. Il governo italiano, laico solo a parole, ha difeso sempre i privilegi clericali spesso ampliandoli, giungendo perfino a perorare la causa dei crocifissi nelle scuole davanti alla Corte Europea.

L’Autore analizza alcuni discorsi di papa Francesco che apparentemente contengono “una critica senza precedenti al clericalismo” concludendo che “sembra ormai sotterrata” la pretesa di prevaricare la società politica come era sempre stato fatto dai papi precedenti.

Il testo cita due casi storici di offesa alla dignità dello Stato italiano da parte vaticana: il rifiuto di Pio XII di dare una particolare udienza a De Gasperi e una dichiarazione di Scalfaro a proposito di un’inopportuna manifestazione per la parità scolastica in piazza San Pietro.

Si ribadisce il concetto base della laicità dello Stato cioè la non confessionalità delle istituzioni pubbliche, le quali dovrebbero rispettare in egual modo tutti i culti e gli atei.

Il servizio pubblico radiotelevisivo italiano, al contrario, è da sempre al servizio della Chiesa cattolica romana garantendole uno spazio sproporzionato, spesso omettendo fatti e notizie sgradevoli al Vaticano. Lo Stato ha il dovere di essere laico attenendosi a una rigorosa equidistanza e imparzialità salvaguardando ed anzi valorizzando le differenti opzioni religiose e filosofiche.

Un paragrafo del libro esamina “Lo strano caso di una confessione non religiosa che fa domanda di un’intesa con lo Stato” concludendo che rimane nella discrezionalità ampia del governo italiano la gestione di ogni eventuale intesa con chicchessia.

La giurisprudenza costituzionale ha giustificato in passato la speciale protezione penale della religione cattolica in base alla caratteristica della maggior numerosità degli aderenti a tale culto, fondando però tale ragionamento sul dato fasullo della percentuale di popolazione battezzata in Italia. In realtà, se si facesse una specie di confermazione del proprio culto al compimento della maggiore età, la percentuale dei cattolici italiani si sgonfierebbe alquanto.

Nel capitolo VI si fanno espliciti riferimenti alla storia della repressione del dissenso religioso attuato dai cattolici i quali riuscirono a farsi riconoscere per secoli religione ufficiale dello Stato senza alcuna tolleranza per gli altri culti.

Pierino Marazzani, agosto 2018

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Giorgio Sacchetti
Eretiche
(Il Novecento di Maria Luisa Berneri e Giovanna Caleffi)
Biblion edizioni, Milano, 2017, pagine 125, euro 13,00

Sintetico saggio rigorosamente documentato che esamina vita e pensiero della moglie del filosofo, politico e scrittore Camillo Berneri (1897-1937), Giovanna Caleffi (1897-1962) e di sua figlia Maria Luisa Berneri (1918-1949).

Molto interessante è la parte del libro dedicata a Giovanna Caleffi in cui si accenna alla battaglia legale e politica in materia di contraccezione. Infatti, purtroppo, tutte le leggi e norme fasciste contro il controllo delle nascite furono in toto confermate dai governi democristiani del dopoguerra con la parziale complicità della sinistra. Già in epoca fascista la Caleffi aveva criticato duramente l’assurda “politica demografica di Mussolini e della Chiesa” sia in nome dei diritti della donna, sia sulla base di ragionamenti di ordine economico che evidenziavano un Italia sovrappopolata e povera.

Il testo cita varie lettere intercorse con Ernesto Rossi e Gaetano Salvemini secondo cui l’Italia negli anni ’50 stava diventando “un’altra Spagna” franchista cioè un vero e proprio Stato clerico-fascista.

In una lettera di Ernesto Rossi si critica il Vaticano che voleva “farci sdrucciolare con rapidità sempre maggiore verso un fascismo con la vaselina alla Salazar”.

La Caleffi fu autrice di articoli significativamente intitolati “Fascismo cattolico” in cui si denunciavano le complicità di Pio XII nei crimini nazi-fascisti e vari casi di “Giovani anarchici torturati e uccisi nelle prigioni franchiste” con la connivenza del clero spagnolo e del nunzio papale a Madrid. I gravi fatti di intolleranza perpetrati soprattutto dai questurini negli anni ’50 ai danni dei protestanti italiani videro la Caleffi schierata con le proteste di Rossi e Salvemini.

Per la Caleffi lo Stato italiano restava fascista “nonostante tutte le nuove parole della Costituente le quali non sono altro che vento” poiché il personale fascista, sia come idea politica sia come metodi violenti e illegali, è rimasto integralmente al suo posto specie nella Pubblica Sicurezza: “il panorama è desolante”.

Allora come oggi l’invadenza clericale è onnipresente ed ininterrotta per cui “Abbiamo dunque un Governo di preti, in Italia”. L’11 febbraio, anniversario del Concordato clerico-fascista del 1929, è quindi un “giorno di lutto” e “una delle più grandi vergogne della Repubblica italiana”.

Nel capitolo dedicato a Maria Luisa Berneri si rileva come a soli 16 anni fu “una delle più giovani donne schedate dal regime”. Purtroppo la sua precoce morte a soli 31 anni le ha impedito di elaborare suoi specifici scritti laicisti.

Pierino Marazzani, agosto 2018

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Giovanni Filoramo
Ateismo
Editrice Bibliografica, Milano, 2017, pagine 108, euro 9,90

Agile testo tascabile filosofico-sociologico con un capitolo dedicato alla storia dell’ateismo occidentale.

Si hanno dei dubbi su quanto l’autore possa parlare di ateismo quando è così specializzato sul cristianesimo e sulla sua storia e, si presume, sia egli stesso cristiano e cattolico.

L’Autore elabora una sintetica presentazione critica di questa opzione filosofica precisando che “non mi identifico in nessuna religione né credo in alcuno dei suoi dei…penso che si possa essere agnostici, cioè dichiarare, dopo una vita spesa a studiare e riflettere su questi problemi, che la propria mente non è in grado di pronunciare un giudizio fondato sull’esistenza o meno di Dio”.

Il testo si pone anche il problema se sia possibile una specie di religiosità senza preti: una religione fai da te. Vi sono diversi modi di porsi in maniera alternativa alla religione: l’ateismo, l’agnosticismo, una generica non credenza, il libero pensiero, i credenti critici delle chiese, un totale disinteresse ecc.

Per quanto riguarda gli atei l’Autore li suddivide in tre tipi: l’ateo agnostico che dichiara l’impossibilità di risolvere il problema dell’esistenza di Dio, l’ateo semantico che afferma la mancanza di senso di tale problema, l’ateo pratico che vive semplicemente come se Dio non esistesse. In Italia vi è anche l’ateismo devoto di coloro che incensano la chiesa cattolica in ogni maniera pur non professando la loro cattolicità.

Anche se fondate, le sottili argomentazioni dell’autore sulle differenze tra semplice indifferenza alla religione, agnosticismo, ateismo “negativo” e ateismo “positivo”, e altri atteggiamenti, sembrano enfatizzate per dimostrare a tutti i costi che atei e non credenti sono comunque meno di quanto si creda e che, soprattutto, gli atei “positivi”, cioè quelli che sono più o meno “militanti” nel loro ateismo, siano ancora meno e che, come più volte nel libro argomenta, siano addirittura essi stessi aderenti a una fede o a una religione atea!

Interessante è il Capitolo 3, “L’ateismo nelle altre religioni”, nel quale si spiega che di vero e proprio ateismo, e presenza di atei, si possa parlare solo nell’ambito cristiano, molto influenzato, da sempre e in vario modo, da correnti filosofiche e di pensiero dell’antica Grecia e dell’antica Roma, mentre negli ambiti dell’ebraismo e dell’islamismo, a causa della rigidità di entrambi, la presenza di atei dichiarati doveva sfidare le pene pesanti ad essi riservate. Solo nell’ebraismo, a partire dall’Ottocento e a seguito dell’influsso dell’Illuminismo e del pensiero scientifico, si sono poi potuti manifestare pensieri critici e poi apertamente atei.

Nelle popolazioni pre-cristiane e negli altri popoli, complice la scarsità di informazioni e di studi accurati e le notizie riportate dai missionari, sicuramente manipolate ad arte, l’autore afferma, come altri hanno fatto prima di lui, la quasi non esistenza di popoli “naturalmente” atei, dando credito nuovamente alla tesi secondo cui la religiosità sarebbe innata nel genere umano. Tale concezione è stata smentita, tra gli altri, da George Minois nella sua Storia dell’Ateismo, che riporta alla luce testimonianze di popoli primitivi atei.

Il Capitolo 5, “Il ‘nuovo ateismo’: una nuova religione?”, descrive il fenomeno, nato negli Stati Uniti dopo l’attacco terroristico dell’11 settembre 2001, di critica radicale della credenza religiosa da parte di diversi giornalisti, scrittori, divulgatori scientifici e scienziati. Il tono sarcastico e sprezzante con cui l’autore parla di questi autori e delle loro opere e argomentazioni è veramente irritante e svela finalmente la vera personalità filo-religiosa dell’autore.

Il testo evidenzia alcuni “Trucchi ISTAT” nel senso che se tu chiedi ad un campione di popolazione se crede in Dio o meno, i non credenti sono sempre più degli atei dichiarati. Si forniscono pure statistiche sulla “non religiosità nel mondo”. I dati statistici sull’Ateismo nel mondo variano molto a seconda di come si considerano i cinesi: se li si include quasi tutti come aderenti all’ “Ateismo di Stato” ivi dominante, allora è chiaro che, essendo tale paese il più popoloso al mondo, l’Ateismo aumenta di molto la sua prevalenza statistica mondiale.

Le argomentazioni sulla “spiritualità” in genere e sulle nuove forme di spiritualità e religiosità, affini o completamente diverse da quelle tradizionali, sono fuori luogo in un libro dedicato all’ateismo, in sostanza non si vede perché parlarne se non per lodare, in fondo, la religione comunque e dovunque.

Pierino Marazzani e Arnaldo Demetrio, settembre 2018

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Antonella Braga e Rodolfo Vittori
Ada Rossi
Unicopli, Milano, 2017, pagine 139, euro 12,00

Nella sua lunga vita Ada Rossi (1899-1993) si è sempre distinta come indomita agnostica, anticlericale e antifascista, sempre in prima fila nelle lotte per un Italia libera, laica e progressista.

Sotto il fascismo perse il lavoro di insegnante, fu schedata, perquisita e pedinata come moglie dell’antifascista incarcerato e confinato Ernesto Rossi (1897-1967).

Durante la Repubblica di Salò fu costretta a fuggire in Svizzera per salvarsi da sicuro arresto e deportazione. Nel dopoguerra fu al fianco del marito nelle battaglie contro le eredità fasciste-monarchiche e le ingerenze clericali.

Il testo contiene molti spunti laicisti:
– l’antifascista milanese Dino Roberto “dichiaratamente ateo” dovette subire la perdita della patria potestà per istanza della moglie cattolica
– la piccola Ada Rossi, orfana di padre a 13 anni, fu messa nel collegio per figli di ufficiali di Torino dove vigeva un “insegnamento laico e aperto” poiché nell’esercito italiano militavano decine di ufficiali ebrei e valdesi e quindi, in quell’epoca, i cappellani militari cattolici non avevano tutto l’enorme potere che hanno adesso
– la giovane Ada era stata fidanzata con uno studente valdese “accanito anticlericale e antipapa”
– il testo afferma che Ada Rossi era agnostica, quanto al suo anticlericalismo vi si accenna alle “battaglie anticlericali” fatte anche con i radicali negli anni ’60 e perfino all’ “Anno anticlericale”
– si definisce l’attuale Repubblica Italiana come una “Repubblichetta del Sacro Cuore” per il suo “carattere clericale”, particolarmente accentuato in certe regioni come la Lombardia nel cui capoluogo il quadro del Santo Patrono campeggia perfino nel grande salone del Consiglio Comunale mentre in quello della Provincia di Milano è presente il crocifisso. Mancano solo l’altare e la statua della Madonna!

In una sua intervista si dichiarò “più libera e più anticlericale” del marito Ernesto. Per quanto riguarda le complicità clerico-fasciste il testo accenna al “cardinale Schuster, figura molto discussa per i suoi passati legami col regime”. I ministri dell’Istruzione del dopoguerra protessero sempre “il mondo accademico compromesso col passato regime” tanto che Ernesto Rossi, pur essendo un valente economista che aveva ricoperto anche incarichi governativi di alto livello, non riuscì mai ad avere un cattedra.

Infine il testo accenna al suicidio nelle carceri fasciste del giovane chimico Umberto Ceva, in quanto sottoposto “a una terribile pressione poliziesca” per carpirgli confessioni compromettenti ai danni anche di Ernesto e Ada Rossi.

Pierino Marazzani, settembre 2018

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Mauro Biglino ed Enrico Baccarini
La caduta degli dei
(Bibbia e testi induisti: la storia va riscritta)
Uno Editore, Città di Castello (Perugia), 2017, pagine 547, euro 21,50

Ampio e approfondito saggio corredato da Indice dei nomi, numerose illustrazioni e tabelle, ricca bibliografia di circa 180 testi.

Gli Autori contestano le tradizionali interpretazioni cristiane dei testi biblici sulla base di un lungo elenco di più o meno evidenti contraddizioni e dubbi sulle traduzioni dall’ebraico alle lingue moderne.

In particolare il libro del profeta Ezechiele, considerato dai teologi cattolici un testo da interpretarsi in senso spiritualistico-celestiale, si presterebbe ad interpretazioni completamente diverse. Si ribadisce quanto affermato da Biglino in suoi testi di argomento simile: la Bibbia non sarebbe un testo teologico ed è da respingere ogni pregiudiziale spiritualista.

Elementi di satira anti-religiosa affiorano spesso in questo ponderoso testo, ad esempio a proposito della presunta Torre di Babele: “Innanzitutto anche qui, come per Sodoma… il presunto Dio onnipotente deve “scendere” per rendersi conto di persona di quanto sta accadendo”. Ma Dio non sarebbe un essere perfettissimo onnisciente? Conoscendo anche il futuro non sapeva già tutto in precedenza?

Si contesta il cosiddetto “peccato originale” di cui si afferma l’inesistenza. Si sostiene che “È palesemente privo di logica pensare che gli alberi possano essere fonte di conoscenza”.

L’attacco ai biblisti cristiani è deciso: le loro spiegazioni “risultano totalmente prive di senso, incoerenti, contraddittorie, possiamo dire che talvolta appaiono addirittura ridicole, infantili, fiabesche”.

Maria, madre di Gesù, non era affatto vergine ma avrebbe avuto, mentre il marito Giuseppe era assente per lavoro, “una visita che di spirituale non aveva assolutamente nulla”. Il presunto arcangelo Gabriele sarebbe “dunque un maschio la cui fisicità è innegabile in quanto sottolineata anche dal fatto che, come tutti gli esseri in carne e ossa, si affatica”.

Gli Autori negano la presunta spiritualità degli angeli anche relativamente al passo della Genesi in cui si tratta del salvataggio di Lot, nipote di Abramo: “Non aveva fiducia negli angeli? Come si può anche solo pensare di non seguire immediatamente un’indicazione proveniente da entità spirituali inviate da Dio?”.

L’ipotesi di Biglino e Baccarini è che, barando sulle traduzioni dall’ebraico al greco con cui sono scritti i vangeli, evangelisti e biblisti abbiano trasformato personaggi in carne ed ossa in presunte entità spirituali.

Anche la leggenda biblica della Torre di Babele è da interpretarsi in maniera completamente diversa. A che pro costruire un’altura artificiale di poche decine di metri quando bastava salire su un monte delle vicine catene dell’odierno Iran per raggiungere notevoli altitudini? Secondo gli Autori “la tradizionale lettura simbolica dell’evento come rappresentazione della superbia dell’umanità che genera la reazione divina appare proprio priva di senso”.

A proposito della distruzione di Sodoma e Gomorra si respinge l’ipotesi di una presunta punizione divina per sostenere l’ardita teoria, al momento respinta dall’archeologia scientifica, di una possibile azione da parte di entità celesti concrete, al momento non identificabili. Comunque, secondo gli archeologi, la presenza di ferro meteorico in vari strumenti metallici antichi avvalora l’ipotesi alternativa di possibili disastri causati da grossi meteoriti. Le leggende bibliche hanno erroneamente interpretato come manifestazioni divine quelli che erano semplicemente meteoriti che si incendiavano al contatto dell’atmosfera per poi esplodere:
“Visione del carro divino. – Io guardavo, ed ecco un vento tempestoso avanzarsi dal settentrione, una grande nube che splendeva tutt’intorno, un fuoco da cui guizzavano bagliori, e nel centro come lo splendore dell’elettro in mezzo al fuoco” (Ezechiele, Prologo 1,4)

Pierino Marazzani, ottobre 2018

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