28-Recensioni di opere con prima edizione nel 2016


Recensioni di opere con prima edizione nel 2016

Pino Aprile
Carnefici
(Fu genocidio: centinaia di migliaia di italiani del sud, uccisi, incarcerati, deportati, torturati – Ecco le prove)
Piemme, Milano, 2016, pagine 465, euro 19,50

Ampio saggio storico, molto polemico, ma comunque ricco di riferimenti bibliografici e statistici utili per capire meglio questa triste pagina del nostro Risorgimento.

Le prove delle fucilazioni di massa contro civili armati o loro presunti complici disarmati sono convincenti. La deportazione degli ex-militari borbonici in luoghi malsani ad alta mortalità siti in Piemonte è realmente avvenuta (alcune fortezze erano le stesse che videro morire di stenti molti valdesi alla fine del secolo XVII).

Il ruolo reazionario guerrafondaio del papato non è pero evidenziato nel testo: l’ex-re borbonico Francesco II era a Roma, ospite del beato Pio IX, libero di dirigere tramite una rete di spie la resistenza legittimista fino al XX settembre 1870. Non a caso il cosiddetto “Brigantaggio” praticamente si esaurisce dopo la liberazione di Roma e la fine del suo crudele governo assoluto clericale.

Istigati sottobanco dal ghigliottinatore Pio IX quasi tutti i preti e frati meridionali predicavano più o meno apertamente a favore della restaurazione dei Borboni. I molto pii militari piemontesi, ben noti per il loro fervore religioso, si trasformarono quindi controvoglia in ferocissimi anticlericali, manco fossimo a Barcellona nel 1936:
 71 vescovi deportati a cominciare dal vescovo di Napoli
 2.400 conventi chiusi e ordini religiosi soppressi
 30.000 religiosi perdono tetto e sussistenza
 in Sicilia sono fucilati 64 preti e 22 frati, 12 chiese saccheggiate, sacerdoti incarcerati a centinaia
 l’arcivescovo di Monreale (Palermo) fu arrestato insieme a 70 preti e 100 frati nel 1866
 i beni mobili e immobili delle diocesi e degli ordini religiosi cancellati sono confiscati dallo Stato oppure finiscono per pochi soldi nelle mani dei possidenti locali filo-piemontesi
 le scuole private religiose furono chiuse a migliaia in quanto sospetti covi di propaganda borbonica. L’Autore scrive di scuole “private” senza aggiungere aggettivi ma, allora come oggi, le scuole private sono in gran parte gestite dai clericali
 ad Auletta (Salerno) un prete che si era rifiutato di inginocchiarsi davanti al tricolore fu assassinato a colpi di calcio di fucile dai bersaglieri, un parroco fu ucciso dai militari anche a Casalduni (Avellino) ecc.

L’Unità d’Italia fu per il Sud un grandioso evento di declericalizzazione della società!

Basti pensare che, prima di Garibaldi, in alcune città della Sicilia vi era un numero esorbitante di preti: a Girgenti, odierna Agrigento, su 17.000 abitanti vi erano ben 450 preti e solo 6 medici, poi il rapporto si è rovesciato e oggi vi sono 450 medici e solo sei sacerdoti! (1)

Ma quasi tutte le conquiste laiciste del Risorgimento andarono perse con il Concordato clerico-fascista del 1929 e poi con quello craxiano del 1984 per cui, oggi, ci ritroviamo con una Chiesa Cattolica ancora più ricca e prepotente di prima, ma almeno con un clero drasticamente ridotto di numero e oggi composto in buona parte da preti e suore provenienti anche da lontani Paesi. Le monacazioni forzate, fenomeno diffusissimo al sud prima di Garibaldi, cessarono definitivamente con l’annessione al regno sabaudo (2).

Con la fine dei Borboni il clero perse anche il privilegio di essere giudicato in propri tribunali diocesani in cui i giudici erano anche loro preti: il sacerdote criminale rischiava di finire processato come tutti gli altri cittadini.

Le controprove che l’azione anticlericale risorgimentale in realtà nascondeva la segreta voglia di riconciliarsi al più presto col papato sono tre:
 lo Statuto del nuovo Stato italiano riconosceva comunque il cattolicesimo come unica religione ufficiale dello Stato, gli altri culti erano solo ammessi e tollerati
 le proposte di legge per introdurre in Italia il divorzio furono sempre respinte dal Parlamento
 l’Anticoncilio tenuto dagli anticlericali europei a Napoli nel 1870 fu subito sciolto dalla Questura pur essendo tenuto in un teatro privato e non avendo dato luogo ad alcun tumulto.

L’autore accusa indirettamente i questurini di aver creato ad arte dei complotti, anche anarchici, “per poter incolpare e dissolvere di volta in volta l’area di opposizione che dava più pensiero”.

I Pinelli, vittime delle montature poliziesche, c’erano già ai tempi del Risorgimento! Il libro cita anche alcuni passi di Gramsci contro i massacri militaristi del Sud che misero “a ferro e fuoco l’Italia meridionale e le isole, crocifiggendo, squartando, seppellendo vivi i contadini poveri”.

Per quanto riguarda le terribili sevizie, inferte ai rispettivi prigionieri, il testo equamente ne riferisce alcune: “in Campania, a una spia dei piemontesi tagliano orecchie e naso”, a Casalduni (Benevento) “i soldati avrebbero torturato e ucciso una decina di persone”.

A parte è da rilevare una clamorosa svista dell’Autore che, a pagina 357, scrive del virus del colera: in realtà il vibrione di questa malattia che imperversava nell’Italia di quell’epoca è un batterio e non un virus!

In conclusione, si rimane attoniti di fronte a questa immane carneficina fra italiani: alla fine vinsero i piemontesi anche perché, appena liberata Roma, vi trasferirono subito la capitale per dare un chiaro ed inequivocabile segnale unitario: non era il Piemonte ad annettersi il Sud ma l’Italia a unificarsi, pur sotto un Stato monarchico-militarista spietato. Presto furono nominati anche vari ministri meridionali: l’ex-garibaldino siciliano Crispi, l’ex-militare della spedizione di Pisacane, il calabrese Nicotera, liberato dall’ergastolo borbonico ecc.

Anche dal lato culturale si volle dare un segnale al Sud riconoscendo Giordano Bruno, ex-suddito del regno di Napoli, come alfiere e antesignano della filosofia nazionale italiana per cui il governo acconsentì che mazziniani, anarchici, socialisti e gente comune si autotassassero per erigergli un monumento in una centrale piazza di Roma (3).

Note bibliografiche:
1) Il Medico d’Italia, n°39,maggio 1988,pag.5. Articolo a firma di Francesco Geraci, presidente dell’Ordine dei Medici di Agrigento
2)E. Caracciolo, Misteri del chiostro napoletano, Giunti, Firenze,1991. Testo autobiografico in cui questa poveretta racconta la sua tristissima vicenda di ragazza monacata a forza. Solo con l’arrivo dei garibaldini fu definitivamente liberata da un truce convento dove molte suore erano impazzite e alcune si erano suicidate o avevano tentato di farlo
3) M. Bucciantini, Campo dei Fiori, Einaudi, Torino, 2015, pagine 251-255

Pierino Marazzani, agosto 2016

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Dario Fo e Giuseppina Manin
Dario e Dio
Guanda, Milano, 2016, pagine 175, euro 15,00

Testo autobiografico-satirico con molti elementi di ragionata critica anti-religiosa e anti-biblica: Dio avrebbe “una stoffa da gran falsario per riuscire fin dalla notte dei tempi a farsi passare per Padreterno, a farsi adorare…a raccontare le favole più inverosimili e gabbarci in massa, a sancire le peggiori efferatezze”.

Dario si dichiara non credente e di aver pregato solo qualche volta, da bambino: “Non credo a nessun Padreterno”.

Le contraddizioni della Bibbia sono segnalate in più passi del libro: “Ti ordina di non uccidere, ma poi incita il suo popolo a colpire i nemici di Israele”. Dario osserva come nella Bibbia vi siano, a proposito della creazione , “due versioni, quella in uso di un Creatore dai super-poteri che risolve la faccenda in sette giorni, e un’altra, più antica, dove Lui viene presentato in una versione ridimensionata come un vasaio”.

La satira anticlericale antireligiosa pervade tutto il libro, Dario si immagina Dio “Come un folle di talento” oppure “Un bel caso clinico, Freud ci andrebbe a nozze”. Dio è un confusionario che urla al vento, grida: “Nessuno tocchi Caino! Troppo tardi, e poi, a chi lo dice? Sulla Terra in quel momento ci sono solo tre esseri umani! Con chi ce l’ha? Sta dando i numeri?”.

Sulla presunta reliquia del Santo Prepuzio di Gesù si satireggia sulla sua moltiplicazione: “Due, quattro, otto, dodici, diciotto…Ciascuno naturalmente il solo vero”. Solo nel XX secolo la Chiesa respinge lo “sconveniente cimelio” e ne vieta il culto, pena la scomunica. Si attribuisce addirittura a sant’Agostino la definizione di saltimbanco per Gesù Crocifisso, trattando a proposito degli infiniti mondi sparsi nell’universo e della salvezza delle loro genti. Cristo è paragonato anche a un capocomico con la sua pittoresca compagnia in cui a ciascuno assegna la sua parte nella sceneggiata evangelica.

A proposito del suo anticlericalismo Dario si dichiara “mangiapreti” solo di alcuni, cioè di quel clero dogmatico e fondamentalista che propala le più incredibili fantasie teologiche come quello dello Spirito santo: Dario satireggia sulla sua rappresentazione in forma di colomba!

Dario accenna anche a Giordano Bruno come uno dei “grandi eretici della storia…arrostito perché credeva in un universo senza confini e una divinità che ogni cosa pervade”. La tragedia del filosofo nolano si inserisce nel filone omicida di molte leggende bibliche: “La morale di queste storie è terribile. La violenza, la crudeltà, farebbero parte del progetto di Dio”.

Dario ha parole molto dure anche contro la concezione religiosa patriarcale cattolica che dura da due millenni “fino all’esclusione, tuttora in vigore, della donna da qualsiasi ruolo gerarchico. Sepolta viva nei conventi come suora, serva dei preti come perpetua, ma mai degna di varcare la soglia sacerdotale, di poter far parte della struttura ecclesiastica”.

Pierino Marazzani, settembre 2016

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Pierino Marazzani
Calendario di Effemeridi Anticlericali 2017
Edizioni La Fiaccola, Ragusa, 2016, pagine16, euro 7,00
per richieste sms al 349 4603 869 o e-mail a:
pierinogiovannimarazzani@gmail.com

Il calendario anticlericale, redatto sempre da Pierino Marazzani, giunge alla sua 26a edizione le cui illustrazioni sono dedicate quest’anno ad un mix di vignette dissacranti.

Il testo raccoglie ben 342 nuovi misfatti e disgrazie clericali di argomento vario: preti pedofili in primis, religiosi ladri e truffatori, persecutori e lussuriosi, abusanti della credulità popolare, complici dei nazi-fascisti di ieri e di oggi. Per quanto riguarda le terribili disgrazie che colpiscono da sempre i preti e i loro stretti fautori segnalo varie date relativi a preti suicidi, parrocchiani e pii pellegrini morti per accidenti vari in chiese e santuari o loro attinenze, croci e statue distrutte da fulmini ecc.

La rubrica “Detti anticlericali” raccoglie 8 brevi scritti di politici, medici, eretici, monache ribelli, scienziati dal secolo XVI all’età contemporanea in cui si formulano pesanti critiche antireligiose, antipapali e anticlericali.

La rubrica “Poesie anticlericali” raccoglie 5 composizioni di due noti poeti romaneschi, del contemporaneo Adriano Grazioli conosciuto ai Meeting anticlericali di Fano e due della stimata poetessa atea-anticlericale di origine valtellinese Lorenza Franco.

La rubrica “Suicidi clericali” denuncia la totale disperazione esistenziale di 10 religiosi, 4 preti, 2 frati e 4 suore, che li portò al gesto estremo, ma quale felicità cristiana! Nel 1958 un frate spagnolo tentò tre volte di uccidersi in un solo giorno!

La rubrica “Clero degenerato” raccoglie brevi cenni biografici dei peggiori religiosi della storia della Chiesa, quest’anno sono 12: 7 preti, 2 frati, 2 suore e un gruppo di preti pedofili del Collegio Aloisius di Bonn in Germania che molestarono decine di ragazzini.

Infine la rubrica “Vittorie anticlericali” raccoglie dati statistici che provano la crisi del clericalismo in Italia. Le notizie positive sono talmente tante che, da quest’anno in poi, la rubrica sarà sdoppiata per cui, ad anni alterni, si daranno le notizie italiane e l’anno successivo quelle del resto del mondo.

Il Calendario è corredato da breve bibliografia: segnalo la consultazione e classificazione integrale di tutti i misfatti segnalati sull’amplissimo Dizionario Storico dell’Inquisizione in 3 grossi volumi edito dalla Scuola Normale Superiore di Pisa.

L’interessante catalogo ragionato dei libri ateo-anticlericali delle Edizioni La Fiaccola, casa editrice fondata dal compianto Franco Leggio a lungo perseguitato dalla magistratura per presunti vilipendi e oltraggi alla religione ufficiale dello Stato, chiude il Calendario di quest’anno.

Palmira Chiroli, ottobre 2016

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Giuliana Sgrena
Dio odia le donne
Il Saggiatore, Milano, 2016, pagine 207, euro 18,00

L’autrice, nota giornalista di origine piemontese a suo tempo sequestrata in Iraq, illustra le idee delle tre grandi religioni monoteiste riguardo alla donna, filtrandole in maniera critica dal punto di vista di una non credente.

Il testo sembra quindi una specie di piccolo trattato di teologia comparata, ma il taglio giornalistico, i riferimenti autobiografici, spesso anticlericali, e le affermazioni femministe lo rendono interessante, pur trattando un argomento già esaminato in un infinità di libri e articoli.

L’Autrice racconta le sue pessime esperienze giovanili con suore avide e fanatiche: frequentando le scuole elementari fu ossessionata da una suora che cercava di indurle una vocazione religiosa inesistente, alle scuole superiori in collegio fu vittima di altre suore che l’obbligavano a fare il bagno in camicia da notte e a sorbirsi tre messe a settimana. Inoltre fu testimone di esosi versamenti obbligatori di denaro per il compleanno della madre superiora.

Non mancano nemmeno insinuazioni su sospette tresche erotiche fra le suore e un giovane prete confessore. Una chicca anticlericale rarissima a proposito di certi avari parroci novaresi e riferita dall’Autrice a proposito del matrimonio di suo padre: il parroco titolare della parrocchia materna, avendo saputo che la sposa si sarebbe trasferita nella parrocchia del marito, avrebbe preteso una sorta di risarcimento dai novelli sposi a causa della perdita di un possibile introito.

La discriminazione più evidente operata dalle religioni monoteiste contro la donna è l’esclusione dal sacerdozio che comunque, di fronte all’avanzare del progresso, va scemando: tra gli ebrei riformati sono state ordinate ben 552 rabbine, tra gli evangelici sono ammesse pastore protestanti ormai a migliaia, in Algeria sono ammesse donne mufti nel consiglio degli ulema, dotti studiosi di teologia islamica.

I cattolici integralisti del Movimento per la Vita usano spesso del terrorismo psicologico per colpevolizzare le donne e indurle quindi indirettamente all’aborto clandestino. Il libro segnala che, su questa rilevante tematica e su quella della contraccezione, islamismo ed ebraismo sono meno rigidi specie riguardo alle donne che chiedono di abortire per gravi motivi di salute.

Il testo contiene anche un riferimento indiretto al XX settembre, infatti con la liberazione di Roma nel 1870 sparisce definitivamente in Italia il maggiorascato, ingiusta legge che garantiva tutta l’eredità al primogenito maschio. Con la vittoria del laicismo risorgimentale si aprono finalmente anche alle donne le porte delle Università italiane, prima dell’Unità d’Italia le donne laureate erano rarissime contandosi solo una laureata in Legge a Pavia, una in Filosofia a Padova e un insegnante di Anatomia a Bologna.

Pierino Marazzani, novembre 2016

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Henry Gee
La specie imprevista
(Fraintendimenti sull’evoluzione umana)
Presentazione di Telmo Pievani
Il Mulino, Bologna, 2016, pagine 302, euro 19,00

Ampio saggio scientifico divulgativo, ben comprensibile anche ai non specialisti in materia, in difesa dell’Evoluzionismo darwiniano di cui si precisano le caratteristiche alla luce delle più recenti scoperte.

L’attacco contro i creazionisti è molto polemico: “Alla fine, per i creazionisti si può provare solo pietà. Molti di loro credono nella verità letterale della Genesi nonostante la Bibbia sia stata scritta in epoche diverse e da mani diverse e nonostante sia stata tradotta in inglese dall’ebraico classico, un linguaggio così ricco di insidie…”. Non sono altro che pseudo-scienziati e ciarlatani! Fanno citazioni fuori contesto e non studiano nulla in modo sistematico!

Un altro punto importante in cui l’Autore attacca indirettamente i dogmi cristiani è quello inserito nel capitolo “L’errore umano” : l’intelligenza di certi animali è tale per cui, dopo aver fornito ottimi e chiari esempi, l’Autore la paragona senz’altro a quella di alcuni nostri antenati del Paleolitico.

Bisogna apprezzare “il valore pratico che tali capacità hanno per loro”. Di conseguenza la presunta unicità di noi umani è messa in dubbio. Si presentano evidenti prove per “smontare la falsa argomentazione dell’eccezionalità umana”.

Ma il senso principale del libro è il concetto che “L’Evoluzione è fatta di progresso tanto quanto di perdita”. Si ribadisce che non esiste alcuna evoluzione lineare della nostra specie ma una serie di cespugli evolutivi dovuti al caso e alle necessità derivanti da sconquassi geologici, malattie epidemiche più o meno micidiali, guerre e guerriglie eccetera.

L’incredibile sviluppo delle ricerche sulle forme antiche di DNA ci fornisce quasi ogni giorno nuovi dati scientifici su cui fondare nuove ipotesi e teorie evolutive.

Interessante è anche la sintetica definizione dell’Evoluzionismo presentata in questo libro come “trasformazione degli organismi nel tempo geologico”.

Pierino Marazzani, novembre 2016

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Max Riebling
Le spie del Vaticano
(La guerra segreta di Pio XII contro Hitler)
Mondadori, Milano, 2016, pagine 384, euro 25,00

Saggio storico ben documentato, con nuovi interessanti documenti e testimonianze sulla doppiezza di Pio XII il quale, nel mentre inviava lettere di auguri a Hitler e ne riceveva diplomatici e militari, avrebbe favorito se non addirittura diretto una serie di complotti per ucciderlo.

Lo stesso Autore afferma che “se si giudica Pio XII solo in base a quanto non ha detto, non lo si può che condannare…avrebbe dovuto parlare. Avrebbe avuto quel dovere non solo come pontefice, ma anche come uomo”.

L’Autore sottolinea amaramente come dal 1939 al 1945 questo papa pronunciò la parola “ebreo” o “giudeo” solo una volta nell’ottobre del 1939: poi si attenne solo a generiche frasi umanitarie tacendo sul genocidio specifico di circa sei milioni di ebrei nei territori occupati dai nazisti!

Anche la gerarchia cattolica polacca si rese complice del genocidio facendo distruggere documenti scottanti: il cappellano militare italiano, padre Pirro Scavizzi, aveva steso un rapporto apposito “per l’arcivescovo di Cracovia, il quale gli ordinò di distruggerlo per tema che i tedeschi lo scoprissero e sparassero a tutti i vescovi”.

Nelle note del libro si ricorda una significativa frase pronunciata da un gesuita allorché i nazisti scoprirono nel 1943 degli ebrei nel suo convento romano e gliene chiesero il motivo: “Per la stessa ragione per cui probabilmente presto nasconderemo voi”. Mettere sullo stesso piano civili inermi innocenti e feroci militari delle SS è tipico del più bieco cinismo clericale!

Di fronte a svariati feroci atti persecutori contro alcuni preti tedeschi dissidenti e coraggiosi dirigenti dell’Azione cattolica, sollecitato dai cardinali del Reich, Pio XII evitò sempre di “parlare chiaro” limitandosi ad agire nell’ombra tramite gesuiti e laici cattolici tedeschi.

Essi organizzarono congiure per uccidere Hitler con la complicità anche di esponenti protestanti luterani e dei servizi segreti tedeschi diretti dall’ammiraglio Canaris, che nel 1945 finirà ucciso dai nazisti nel lager di Flossemburg dopo che erano stati scoperti suoi documenti compromettenti.

La congiura di Stauffenberg del 1944 fu appoggiata sottobanco dal clero cattolico in collegamento col Vaticano: nell’ipotizzato governo post-nazista esso avrebbe dovuto avere un ruolo importante. Il libro identifica nei gesuiti di Monaco di Baviera il principale centro dell’opposizione clandestina a Hitler.

Una lettura accurata del testo ne svela anche un latente anticlericalismo. Infatti alcuni fatti disdicevoli della storia della Chiesa non sono affatto taciuti, anzi sono rimarcati con un certo compiacimento:
– “Durante la Controriforma, i gesuiti ampliarono le dottrina dell’aquinate (Tommaso d’Aquino, dottore della Chiesa NdR) per giustificare complotti contro i re protestanti e, durante il Risorgimento, le truppe svizzere di Pio IX, attirati tramite agenti provocatori i combattenti per l’unità d’Italia a Perugia, li decapitarono”
– il libro conferma la reale esistenza del “telefono placcato d’oro” di Pio XII. Tale implicito insulto ai poveri di tutto il mondo, sommato alla stretta convivenza con suor Pascalina Lehnert e ai notevoli favori fatti ai suoi nipoti Pacelli, da lui creati principi, smentisce completamente ogni sua presunta santità! La verità è che Pio XII approfittò della sua carica per concedersi lussi e privilegi vari
– l’arcivescovo Conrad Grober di Friburgo in Germania “a quanto pare aveva un’amante mezza ebrea” e “aveva collaborato con le SS per paura che venisse fuori la sua liaison”
– Si rivela anche “un terribile segreto” a proposito di una strage di ebrei inermi avvenuta a Rottingen nel 1296 il 20 aprile, giorno del compleanno di Hitler, ventuno ebrei uccisi in quanto “accusati di aver profanato l’ostia consacrata.”

Il testo presenta brevemente anche tre figure di preti degenerati:
– il monaco benedettino filo-nazista Herman Keller violava continuamente i suoi voti di castità menando vita libertina e ubriacandosi spesso. Era un razzista antisemita, tanto da recarsi a Gerusalemme per concordare con il Gran Mufti mosse persecutorie contro il popolo ebraico. Testimoniò anche nei processi farsa contro i cattolici anti-nazisti
– don Joachim Birkner era una spia delle SS in Vaticano dove fingeva di fare ricerche storiche nell’Archivio Segreto
– monsignor Rudolph Gerlach, gran ciambellano di papa Benedetto XV (1914-1922), era in realtà un agente segreto tedesco e fu coinvolto attivamente nel sabotaggio di navi militari italiane provocando la morte di centinaia di marinai.

Pierino Marazzani, novembre 2016

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Andrea Greco Giuseppe Oddo
Lo Stato parallelo
(La prima inchiesta sull’ E.N.I. tra politica, servizi segreti, scandali finanziari, nuove guerre da Mattei a Renzi)
Chiarelettere, Milano, 2016, pagine 350, euro 17,50

Il libro-inchiesta, ripercorrendo note vicende giudiziarie che hanno coinvolto l’E.N.I. (Ente Nazionale Idrocarburi), tratta anche indirettamente del Vaticano e della sua banca, lo I.O.R. :

-il massone clerico-fascista Licio Gelli fu sempre difeso dalle correnti democristiane degli andreottiani e fanfaniani anche su ispirazione del presidente dell’ENI Eugenio Cefis il quale potrebbe essere stato alla base di molte macchinazioni eversive ispirate dalla destra clericale

-la Democrazia Cristiana, espressione politica del Vaticano, percepiva “la fetta più grossa” dei cospicui fondi rubati dalle casse delle aziende del gruppo ENI. Tale partito filo-clericale era infiltrato da esponenti della loggia P2 guidata dal già citato ex-repubblichino Licio Gelli, il testo fa i nomi di alcuni deputati. La DC era finanziata anche a livello di singole correnti: “La corrente di base della DC: cos’altro fu se non un capitolo della storia dell’ ENI?”

-l’Osservatore Romano fu ed è ancora oggi finanziato dall’ ENI tramite molte pagine di pubblicità a pagamento

-l’ENI si prestò al salvataggio strisciante del Banco Ambrosiano, il cui vero proprietario più o meno occulto era il Vaticano, tramite versamenti mai restituiti per un totale di 76 milioni di dollari. Regista del tentativo di salvataggio fu Licio Gelli, amicissimo di potenti cardinali

-lo I.O.R. è citato nel testo a proposito di fondi neri per ben 93 miliardi riciclati nella banca del vaticano nel 1993

In conclusione il testo riconferma complicità, connivenze ed omissioni del Vaticano e della sua banca negli scandali politico-affaristici italiani del dopoguerra.

Pierino Marazzani, gennaio 2017

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Paolo Flores d’Arcais
La guerra del sacro
(Terrorismo, laicità e democrazia radicale)
Raffaello Cortina Editore, Milano, 2016, pagine 245, euro 15,00

Il testo è venduto nelle librerie con una fascetta marrone recante la scritta: “La guerra del fondamentalismo contro la modernità”. Per l’Autore l’essenza del fatto religioso è il fondamentalismo cioè una presunta legge dettata da Dio stesso cui all’uomo spetta solo di interpretarla e obbedirla.

Pretesa di ogni religione fondamentalista è la mancata distinzione tra peccato e reato, teologia e diritto, tradizione e cultura: il fondamentalismo non è un’aberrazione della religione bensì la sua condizione ovvia e originaria. La vocazione essenziale della religione, massimalista e monoteistica, è sottomettere ogni sfera dell’esistenza: l’Autore cita come esempi di fanatismo fondamentalista papa Wojtyla, il cardinal Biffi, i Legionari di Cristo ecc.

Per difendere la libertà sessuale della donna, cuore della discriminazione di matrice religiosa, andrebbe resa obbligatoria l’educazione sessuale a scuola: la ragazza che cresce in una famiglia molto religiosa è spesso sottoposta ad una cappa di isolamento e di sottomissione psicologica totalizzante. I diritti umani devono venire prima delle pratiche religiose.

Gli attentati contro concerti rock, giornali satirici, locali gay e discoteche evidenziano che è in atto una guerra fondamentalista contro il moderno, specie se caratterizzato da atteggiamenti alternativi alla morale religiosa tradizionalista.

La nostra epoca è nata dalla scienza, dall’eresia protestante e dalle lotte per l’emancipazione delle classi più povere: ne è scaturito uno Stato sociale di diritto basato sulla sovranità democratica.

L’Autore sottolinea come “un rosario di pontefici” scomunicarono tali movimenti in quanto mettevano in discussione i loro privilegi ed attacca indirettamente l’ora di religione che separa fin da bambini i non cattolici dal resto della scolaresca.

Bisogna difendere l’Homo Sapiens, libero e autonomo, dalle milizie integraliste al servizio delle gerarchie del sacro. Per certi fanatici religiosi la verità è una e non è negoziabile con alcuna istanza del mondo contemporaneo. Per loro il colpevole di empietà deve pagare con la vita “come nell’Europa di quattro secoli fa” ai tempi di Giordano Bruno. Bisogna quindi rilanciare le battaglie laiciste per “esiliare Dio dalla scena pubblica”, per sconfiggere il clericalismo e lo Stato confessionale.

Libertà di scelta senza alcuna discriminazione: i ministri di culto ammoniscano pure i loro adepti ma mai pretendano che tali prescrizioni possano imporsi attraverso la legge dello Stato.

Infine l’Autore segnala un fatto storico poco conosciuto: lo stato USA del Rhode Island fu tra i primi a proclamare già nel secolo XVIII una libertà completa e uguale per tutti in materia religiosa comprendente perfino gli atei.

Pierino Marazzani, gennaio 2017

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Sandro Gerbi
I Cosattini
(una famiglia antifascista di Udine)
Hoepli, Milano, 2016, pagine 319, euro 18,00

Testo biografico su questa importante famiglia di tradizioni laiciste citata anche nell’Enciclopedia dell’Antifascismo e della Resistenza con una voce apposita.

Il capostipite Gerolamo (1847-1904) era un attivo giudice anticlericale tanto che i suoi funerali “per espresso volere dell’estinto” avvennero “senza preti”. L’Autore del libro scrive del suo “laicismo di stampo risorgimentale”, orientamento che trasmise al figlio primogenito Giovanni (1878-1954). Era anche abbonato al periodico anticlericale “L’Asino” come risulta dalle carte su di lui conservate nella prefettura di Udine. Promotore e animatore della stampa socialista locale su cui scrisse anche “qualche bordata anticlericale”, i suoi comizi erano spesso disturbati dai preti che, dalla guerra di Libia in poi, erano divenuti complici di tutte le nefaste avventure militariste italiane. Come senatore del Partito Socialista, partito che votò compatto contro l’inclusione del Concordato clerico-fascista del 1929 nella Costituzione, si distinse nell’opposizione al DDL per il finanziamento statale alla ricostruzione di nuove chiese e nel denunciare gli abusi liberticidi del ministro degli Interni democristiano Scelba.

Nei suoi discorsi si richiamava sempre alla concezione laica dello Stato e alla difesa delle libertà costituzionali: di conseguenza si pronunciò anche contro la legge truffa maggioritaria che non scattò per pochi voti nel 1953.

Figli e nipoti di Giovanni Cosattini seguirono le idee laiciste dei loro avi: la figlia Emilia “divenne convintamente laica”, la nipote Virginia “si dichiarava apertamente atea”, il pronipote Gustavo era “a sua volta non religioso”. Il senatore Cosattini si imparentò tramite i matrimoni dei suoi figli con le famiglie Volterra e Carrara, entrambe di idee positiviste e antifasciste. I professori Mario Carrara e Vito Volterra furono tra i pochissimi docenti universitari che rifiutarono di giurare fedeltà al fascismo. Il figlio Alberto fu un grande ammiratore di Giordano Bruno da lui citato in alcuni suoi scritti.

Luigi Cosattini fu deportato in Germania ove morì durante una “marcia della morte” nell’aprile del 1945, probabilmente ucciso dalle SS. Casa Cosattini fu devastata da una squadraccia fascista nel 1926. Nel libro si racconta anche la vicenda di un coraggioso alpino antifascista che scagliò un calamaio contro il ritratto del Duce appeso nella sua caserma.

Pierino Marazzani, marzo 2017

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Krzysztof Charamsa
La prima pietra
(Io, prete gay, e la mia ribellione all’ipocrisia della Chiesa)
Rizzoli, Milano, 2016, pagine 334, euro 19,00

Ottimo testo autobiografico, molto polemico, ricco di riferimenti anticlericali e antipapali. La Chiesa Cattolica è addirittura paragonata ad “una sorta di circo per pagliacci insensibili e indifferenti”. Le sue dottrine servono in realtà “a sottomettere il popolo, non ad annunciare la verità che non teme niente”.

Fin dal seminario in Polonia, in cui spesso si riscontra “una cucina degna degli animali”, il futuro prete è indottrinato alla cieca obbedienza e alla sottomissione a servire in un ambiente gretto e ipocrita, ispirato a rapporti umani tra i superiori e i seminaristi che l’Autore definisce “la vera spazzatura”.

La dottrina morale della Chiesa è assurda e contraddittoria, specialmente in merito alla sessualità.

La Chiesa pretende di organizzare l’umanità senza averne conoscenza e rispetto, riservando agli omosessuali odio e le più disumane soluzioni.

La Congregazione vaticana per la tutela della dottrina della fede è una specie di KGB volto alla “custodia dell’ottusità e del torpore intellettuale”. Il linguaggio teologico fondamentalista cattolico è caratterizzato sovente da violenza polemica estrema specie contro atei, femministe e gli “sporchi” omosessuali. L’Autore, avendo lavorato per anni nell’Inquisizione cattolica, ne denuncia le incongruenze, incompetenze, ingiustizie e le vere iniquità generate dai suoi provvedimenti tracotanti.

Nel clero regna la più bieca e sfrontata ipocrisia a tutti i livelli: il cardinal vicario di Roma, lestissimo a condannare chi aveva picchiato uno zingaro, tacque di fronte al pestaggio a sangue di una coppia gay avvenuto vicino al Colosseo. La Chiesa condanna e discrimina gli omosessuali quando invece è essa stessa “la più vecchia organizzazione omosessuale di questo mondo”.

L’Autore attacca “l’ipocrisia del cattolicesimo”, sbrigativa e meschina. Dopo aver vissuto per troppi anni la falsità quotidiana della Chiesa e di quelle società che essa riesce ancora a sottomettere, l’ex monsignore di curia ne denuncia “l’omofobia ecclesiale, che è qualcosa di particolarmente odioso, pericoloso e ipocrita”.

La dura critica a papa Ratzinger raggiunge toni elevatissimi: il suo sarebbe “Il pontificato più gay della storia moderna” e “un travestimento perfetto”. Benedetto XVI avrebbe “resuscitato l’estetica gay di un tempo”. Tutti gli amici omosessuali dell’Autore erano semplicemente estasiati, perché la Chiesa ritornava a reincarnare quel teatro barocco delle identità sessuali misteriose e sfuggenti: insomma, mancherebbero solo gli evirati cantori allontanati dal Vaticano nel 1903!

In conclusione citiamo la sprezzante definizione del clero data dall’Autore: “travestiti che perseguitano altri travestiti”.

Pierino Marazzani, marzo 2017

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Marcello Pezzetti (a cura di)
16 ottobre 1943 – La razzia
Gangemi editore, Roma, 2016, pagine 191, euro 15,00

Il testo raccoglie materiale documentale e iconografico frutto di una rielaborazione di quello utilizzato per la mostra realizzata dalla Fondazione Museo della Shoah nel 2013 al complesso del Vittoriano a Roma.
Le complicità e connivenze del Vaticano e settori filo-clericali sono ben evidenziate nel libro:
– a pagina 107 sono riportati i certificati di battesimo della moglie e della figlia di un ebreo romano che furono comunque deportate e gasate. Pio XII quindi non tacque solo sulla deportazione di ebrei ma anche di cattolici a tutti gli effetti, con l’aggravante che, in quanto vescovo di Roma, tacque sull’arresto di specifici fedeli della sua diocesi, colpevoli solo di essere stati in passato aderenti alla fede ebraica
– a pagina 145 è riportata la lettera dell’ambasciatore nazista Von Weizsacker del 28 ottobre 1943 in cui comunica che il papa non ha preso apertamente posizione sulla razzia del 16 ottobre
– a pagina 11 il curatore ricorda che questo fu “il primo grande arresto di massa degli ebrei in Italia”, il papa tacque sia su questo che su quelli successivi
– a pagina 103 risulta che gli ebrei in attesa di deportazione erano rinchiusi nel Collegio Militare di Roma, grande palazzo affacciato sul Tevere a solo circa un chilometro dal Vaticano. Un solo prete, don Igino Quadraroli, si recava in detto luogo di sofferenza a portare almeno del cibo ai deportati.
E le altre migliaia di religiosi presenti a Roma? Nessuno di loro osò esporsi con un gesto pubblico di solidarietà
– a pagina 47 si ricordano i processi farsa contro le SS che deportarono gli ebrei romani. Tutti assolti grazie a giudici tedeschi compiacenti nominati dal governo democristiano tedesco
– a pagina 74 si riporta un documento del 1944 che prova come i questurini di Roma collaborarono attivamente con le SS nella caccia agli ebrei fuggitivi. Forse non a caso alle Fosse Ardeatine furono fucilati 10 carabinieri e un solo questurino, quando il loro numero era circa uguale

Un grave limite del testo, che svia completamente il lettore dalla oggettiva realtà dei fatti, consiste nel riconoscere il ruolo di aiuto agli ebrei fuggitivi fornito da vari istituti religiosi romani, senza però ricordare come quegli stessi istituti salvarono poi molti nazi-fascisti nel dopoguerra e ne custodirono i beni di valore rubati agli ebrei senza restituirli ai legittimi proprietari.

Alla fine l’unico razziatore dell’ottobre 1943 a pagare con la vita per le sue nefandezze fu l’SS Theodor Dannecker “consigliere per le questioni ebraiche” in Italia, cioè supervisore del migliore e più rapido modo per sterminarli tutti: si sarebbe suicidato in Germania nel 1945 all’età di 32 anni.

A parte si riportano nel libro alcune foto storiche dell’antico ghetto di Roma, collocato dal governo papale in una zona malarica a ridosso del Tevere e quindi soggetto a devastanti inondazioni periodiche.

Pierino Marazzani, aprile 2017

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Massimo Fioranelli
Maria Grazia Roccia
Medici Eretici
(Presentazione di Giorgio Cosmacini)
Laterza, Roma-Bari, 2016, pagine 136, euro 18,00

Saggio storico politico e biografico focalizzato su alcune importanti figure di studiosi, pensatori e clinici che si sono scontrati spesso anche contro dottrine religiose e loro singoli reazionari esponenti.

È un testo in difesa della libera ricerca scientifica che in Italia è stata discriminata se non perseguitata più o meno apertamente prima dalla Chiesa, poi dal fascismo e infine dalla Democrazia Cristiana e suoi eredi.

L’anatomista Andrea Vesalio (1514-1564) fu giustamente definito “l’altro Copernico” e, come per l’astronomo polacco, i suoi scritti furono esaminati dall’Inquisizione. Non per caso la sua opera più nota fu stampata a Basilea, città svizzera libera dal controllo censorio del Sant’Uffizio romano. Il testo riferisce con scetticismo le voci secondo cui la sua morte durante un faticoso pellegrinaggio a Gerusalemme non fosse stata del tutto casuale. Ma è documentato che l’Inquisizione, in casi particolari di eretici pentiti, comminava pene alternative come messe, pellegrinaggi ecc.

Vesalio non era certo ateo ma il suo privilegiare lo studio materiale del corpo umano lo rendeva sospetto di empietà. Allo stesso modo, circa duemila anni prima, Ippocrate di Kos fu sospettato di un “particolare ateismo” avendo scacciato gli dèi dal pensiero medico, divenendo il primo a indirizzare la medicina su un sentiero scientifico: la sua era una medicina totalmente “laica”. Leggendo le sue opere è evidente l’indifferenza metafisica.

I monaci greci e latini che tradussero e ricopiarono gli scritti medici dell’età classica sono accusati nel testo di inesperienza, trascuratezza e dolo poiché gli umanisti del Quattrocento vi trovarono molti errori. Gli Autori ricordano che pure nei Paesi islamici finirono al rogo dei libri medici sospetti di eresia come nel caso di quelli di Averroè (1126-1198). Lui stesso fu condannato a morte per eresia ma il califfo Al-Mansur commuterà la pena nell’esilio.

Trattando la figura di Paracelso (1493-1541) se ne ricordano i meriti scientifici ma pure il suo sostanziale agnosticismo. Non per caso stampava anche lui i suoi scritti a Basilea, da principio in forma anonima.

René Favaloro, famoso chirurgo argentino (1923-2001) ,si distinse per il suo impegno sociale a favore dei malati più poveri ma fu indotto a suicidarsi in quanto travolto dalla crisi economica provocata soprattutto dalle colossali ruberie dei politici locali e loro complici, clero in primis. Nel 2016 un politico argentino è stato colto mentre cercava di riciclare tramite un monastero di suore ben 8 milioni di dollari frutto di tangenti (1) a riprova delle complicità clericali nella tangentopoli locale.

Nella lotta contro il dolore, specie quello legato al parto, si ricorda l’opposizione della Chiesa Anglicana alle pratiche anestetiche. Anche i settori più fanatici del laicato reazionario medico cattolico italiano si dichiararono per decenni “ contro l’uso degli oppioidi nelle cure palliative”.

Certi medici cattolici integralisti chiedevano pareri al Vaticano sulla liceità del ricorso ai narcotici. Erano stati indottrinati da certi assurdi dogmi della loro religione secondo cui “siamo nati per soffrire”.

1) http://www.rainews.it 15-6-2016

Pierino Marazzani, aprile 2017

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