27-Recensioni di opere con prima edizione nel 2015


Recensioni di opere con prima edizione nel 2015

Sante Sguotti
Prete pedofilo si diventa
(Pedofilia e celibato nella Chiesa di papa Francesco)
Lazisa, Palermo, 2015, pagine 221, euro 16,00

L’autore afferma che la morale cattolica obbliga il prete, per necessità, all’ipocrisia e alla doppia vita: quella di facciata e quella intima e privata. Il sacerdote è educato, fin dai seminari minori, a dimostrare ciò che è insostenibile, specie in materia di sessualità. Quasi nessuno protesta ma, poi, preti e laici fanno quel che pare loro, inventandosi le più curiose giustificazioni, perfino teologiche.

Il sistema formativo del prete nei seminari è criticato in quanto pieno di storture: “Ragionevolmente si può solo supporre che è proprio quel sistema a generare preti pedofili”.

Le diocesi boicottano tutti i processi contro i preti pedofili: i vescovi mentono nei tribunali, gli archivi diocesani negano i documenti a giudici e giornalisti, oscure pressioni dietro le quinte condizionano la magistratura. L’autore ipotizza l’esistenza di un’associazione a delinquere volta all’occultamento dei reati sessuali clericali. La verità è che la Chiesa propone condanne solo di facciata ma nella sostanza mantiene tutto immutato: inoltre, grazie al concordato clerico-fascista del 1929 ed a quello craxiano del 1984, “l’eventuale richiesta di risarcimento non può essere accollata alla curia. È quindi sufficiente che il prete si dichiari nullatenente e la vittima si dovrà far carico di tutte le spese anche in caso di vittoria legale”.

Il testo ha anche qualche ottimo spunto di satira anticlericale: i vescovi che dovrebbero sorvegliare i preti pedofili pentiti sono paragonati a “delle volpi messe a guardia di altre volpi perché non vadano nottetempo a rubare i polli nei vicini pollai”. I guasti psicologici dell’educazione religiosa bigotta e integralista sono statisticamente confermati nel paragrafo intitolato “I dati americani”.

Infine il testo presenta vari riferimenti a suicidi o tentati suicidi indotti dai preti pedofili alle loro vittime: “alcuni si sono suicidati”, a Ratisbona in un istituto religioso “il compagno di classe Jo provò a togliersi la vita tra il 1965 e il 1966”, una delle vittime del pluripregiudicato prete genovese don Seppia fu intercettato dai carabinieri mentre diceva al telefono “se non la smette mi uccido”.

Pierino Marazzani, settembre 2015

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Mario Almerighi
La borsa di Calvi
(Ior, P2, mafia: le lettere e i segreti mai svelati del banchiere di Dio)
Chiarelettere, Milano, 2015, pagine 314, euro 16,90

Il testo è corredato da ben 50 pagine di fotocopie di documenti e introdotto da una prefazione di Marco Travaglio. La morte del banchiere cattolico Roberto Calvi faceva comodo a tutti, dalla Chiesa alla mafia, in quell’epoca strettamente collegate da interessi criminosi ampiamente sviscerati nel libro:
-Calvi era una pedina dei prelati vaticani per losche manovre di ogni tipo che dovevano rimanere segrete
-Calvi era utilizzato dalla mafia come strumento di riciclaggio dei soldi ricavati dal traffico di droga.

Era quindi indispensabile che tutti i documenti contenuti nella borsa che il banchiere aveva sempre con sé non finissero nelle mani della magistratura. Da qui un lungo procedimento penale per ricettazione finito in nulla: documenti scottanti sono spariti e tutti i presunti responsabili di tale occultamento sono stati assolti. Comunque lo scandalo fu enorme tanto che il parlamento italiano, sempre prono alle necessità economiche vaticane, decise di approvare la nefasta norma dell’8 x mille che fece piovere enormi capitali dalle casse statali italiane a quelle della C.E.I., il cui capo è appunto nominato dal Vaticano.

Il testo contiene anche interessanti riferimenti a complicità clerico-fasciste: per esempio l’ex repubblichino Licio Gelli era molto bene introdotto in Vaticano tramite la sua loggia segreta P2 e faccendieri vari suoi amici. Vedi in particolare il paragrafo “L’ombra di Gelli e dell’Opus Dei”. Il Banco Ambrosiano di Calvi finanziava quasi tutte le dittature clerico-fasciste dell’America latina.

I lussi clericali sono evidenziati a proposito dei tre appartamenti di padre Hnilica e della villa faraonica di padre Coppola a Palermo. Il testo riporta anche una lettera del 1982 di Calvi al cardinal Palazzini il cui “contenuto è pesantissimo”, si tirano in ballo anche Casaroli e Silvestrini.

Le connessioni del Vaticano col crimine organizzato sono ampiamente evidenziate nel libro ed anzi forse ne costituiscono la parte principale. Gran parte del denaro che confluiva nelle casse del gruppo bancario Ambrosiano proveniva dalla mafia per essere riciclato e anche la camorra napoletana era in affari con l’Ambrosiano e quindi interessata a mettere a tacere Calvi per sempre. Un ruolo della criminalità calabrese emerge dal fatto che l’ultimo messaggio di Calvi in fuga dall’Italia è inviato a monsignor Franco Ilario Carmine, di origini calabresi.

Padre Agostino Coppola, tristemente noto per aver celebrato il matrimonio di Totò Riina, mise in contatto Calvi con la mafia. Il Vaticano si decise a sospenderlo solo dopo il suo arresto.

Pierino Marazzani, ottobre 2015

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Mauro Agostini e Franco Schirone
Per la rivoluzione sociale
(Gli anarchici nella Resistenza a Milano 1943-1945)
Zero in Condotta, Milano, 2015, pagine 366, euro 20,00

L’ampio e documentatissimo libro sulla Resistenza, vista da un punto di vista anarchico, contiene alcuni interessanti riferimenti laicisti:

  • nel quaderno di appunti lasciati dal martire della Resistenza Pietro Bruzzi (1888-1944), alla data del 10 aprile 1944, risulta uno scritto anticlericale di carattere storico-filosofico. Le complicità clerico-fasciste durante il nefasto ventennio sono puntualmente denunciate, specie quelle relative alla guerra civile spagnola, gabellata per guerra santa per “sterminare il bolscevismo”. Il Bruzzi accusa il Vaticano di aver finanziato di nascosto i mercenari fascisti italiani che combatterono in Spagna
  • da un punto di vista filosofico Bruzzi ribadisce la contraddizione evidente fra il presunto onnipotente dio d’amore cristiano e i “disastri che colpiscono senza discernimento credenti e miscredenti”
  • Bruzzi ebbe solenni funerali laici a Milano nel 1945 avendo rifiutato i conforti religiosi al momento della sua fucilazione: “Rifiutò i suoi sacramenti”
  • in un documento della Federazione Giovanile Comunista Libertaria di Milano, stilato nel 1945, si auspica l’esproprio dell’oro imboscato anche nelle chiese

Per quanto riguarda il salvataggio dei funzionari fascisti operato dai governi democristiani nel dopoguerra, per riutilizzarli al loro servizio, il testo segnala il caso dell’anarchico Giuseppe Seregni (1915-1993) il quale testimonia che, in occasione della strage di piazza Fontana, fu portato nella Questura di Milano e interrogato da un funzionario di PS che ben conosceva già ai tempi del regime fascista!

Pierino Marazzani, gennaio 2016

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Mario Trevisan
Origini mistico-profane della religione imperiale romana
http://www.lulu.com , 2015, pagine 156, stampato in proprio

Nella copertina si paragona un santo ad un generale romano divenuto imperatore a significare visivamente la commistione tra sacro e imperialismo romano, avvenuta nel secolo IV con Costantino.

Ottimo testo polemico-satirico che liquida i testi biblici come “compilazione redazionale a più mani di leggende fantasiose, provenienti da tradizioni orali diverse e opposte”. Nell’Antico Testamento c’è di tutto: mitologia, leggende, porcherie, crimini, tratti storici, consigli ecc.

Nel Nuovo Testamento si riscontra un Gesù contraddittorio: mistico e violento, aggressivo e mite, narratore di curiose storielle dette parabole ecc.

In ogni caso i testi originari sono spariti ed oggi possediamo solo copie, approdo di una predicazione verbale quasi del tutto irriconoscibile nelle sue origini e nella sua rielaborazione.

L’autore si accanisce in particolare, sia nel testo sia nell’iconografia satirica, contro gli angeli inventati da mistici persiani.

I quattro vangeli, per le loro diversità e contraddizioni, originano dalla rielaborazione di tradizioni diverse, care ciascuna a questa o quella comunità cristiana.

Non mancano nel testo ficcanti attacchi al lusso e al fasto pontificio i cui troni sontuosi si accompagnano a ridicoli riti d’umiltà, quali lavatine di piedi già sterilizzati o vie crucis con leggere croci di compensato.

Quanto ai miracoli evangelici “sono infantili o semplicemente improponibili”, con l’esempio dei maiali indemoniati che finiscono in mare.

Pierino Marazzani, marzo 2016

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Hubert Wolf
Il vizio e la grazia
(Lo scandalo delle monache di Sant’Ambrogio a Roma)
Mondadori, Milano, 2015, pagine 502, euro 25,00

Ottimo e documentatissimo testo storico, scritto da un professore dell’università di Munster in Germania, cui è stato consentito di consultare l’Archivio Segreto del Vaticano e quello dell’Inquisizione.

Lo scandalo, avvenuto nel secolo XIX, riguarda soprattutto tre misfatti che spesso si ripetono nella storia della Chiesa:
– l’omicidio tramite veleno
– erotismo lesbico ed eterosessuale in conventi femminili
– falsificazione di lettere e documenti, simulazione di santità

La presunta santa badessa suor Agnese Firrao fu sbugiardata dall’Inquisizione: finti digiuni, false profezie, sesso con preti e suore le costarono la condanna al carcere perpetuo in un altro convento.

L’altra finta santa, suor Maria Luisa di Sant’Ambrogio, fu condannata per essersi inventata tentazioni demoniache, omicidi al veleno, falsificazioni varie, contatti erotici reiterati con preti e suore ecc.

L’inchiesta dell’Inquisizione accertò, grazie a plurime testimonianze univoche e concordanti, l’effettuazione di riti orgiastici a sfondo religioso fra suore, di orge fra il confessore e più suore insieme e di reiterati soggiorni erotici notturni del confessore in singole celle delle monache.

Gli atti documentano come il detto confessore fosse in realtà un vero e proprio maniaco sessuale recidivo. Si arrivò al punto che il convento era definito “un continuo bordello”. Il veneficio fu accertato grazie alla decisiva testimonianza della suora infermiera la quale subì minacce per aver detto la verità: suor Maria Luisa aveva cercato più volte di uccidere le monache che si ribellavano ai suoi turpi voleri.

Nel paragrafo intitolato “Il trauma da avvelenamento di un cardinale” si tratta del caso del cardinale tedesco Hohenlohe, noto anti-gesuita e favorevole all’italianità di Roma, il quale fu cacciato dal Vaticano e costretto a rifugiarsi in Germania per molti anni. Anche sull’improvvisa morte del cardinale segretario di Stato Franchi l’Autore del libro parla chiaro: “Franchi morì di punto in bianco dopo appena 5 mesi. Subito in curia girarono voci su un presunto coinvolgimento dei gesuiti nella faccenda. Hohenlohe era convinto che fosse stato avvelenato”.

Sconcertante la notizia che una biografia della finta santa suor Firrao riportava l’affermazione che i due feti che i chirurghi romani le avevano asportato erano frutto di una violenza carnale demoniaca, ma comunque la monaca era ancora vergine!

Infine da ricordare un importante notizia anticlericale: il 7 maggio 1810 Napoleone sopprimeva per decreto tutti gli ordini religiosi di Roma ma poi, con la Restaurazione, tutto è ritornato come prima.

Pierino Marazzani, maggio 2016

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Nicolao Merker
La guerra di Dio
(Religione e nazionalismo nella Grande Guerra)
Carocci, Roma, 2015, pagine 231, euro 17,00

Il testo evidenzia con un’ampia bibliografia di livello europeo la sacralizzazione dell’alleanza fra religione e potere politico militarista nella I guerra mondiale.

Approfittando della presenza di numerosi passi biblici che si potevano intendere sia in senso pacifista sia bellicista, le Chiese cristiane, in tempo di pace, ne valorizzavano quelli ecumenici, mentre in guerra citavano quelli atti a suscitare il militarismo guerrafondaio.

La sacralità della guerra era gabellata anche sulla base di una presunta sacralità dei governanti che fu specialmente sostenuta in Germania, Russia, Austria e Inghilterra a favore dei rispettivi imperatori.

La retorica bellicistico-religiosa pervase per intero sia il periodo anteguerra sia quello della carneficina vera e propria. L’accordo tra il patriottismo guerrafondaio e il cristianesimo era giustificato per esempio con la famosa frase di Gesù: “Non sono venuto a portare pace, ma la spada” (Matteo 10,14). Per i cristiani tedeschi Parigi era soprattutto vista come la capitale di una “nazione dal dichiarato ateismo ufficiale di Stato” per cui la guerra contro la Francia “diventava una crociata religiosa a difesa della nostra cultura cristiana”.

Il clero reazionario francese vide la I guerra mondiale come un espiazione per i peccati di ateismo e anticlericalismo mentre la Chiesa Cattolica ufficiale fu sempre ligia ad ogni bellicismo di Stato. Comunque, per quanto riguarda la truppa, risultano varie segnalazioni di cappellani militari a proposito di un “crescente allontanamento dalla religiosità” vista come complice del macello militarista.

In un paragrafo del libro, dedicato all’Italia del primo dopoguerra, si sottolineano il confluire di cattolicesimo reazionario e ideologia nazionale guerrafondaia. Al Vaticano “La Marcia su Roma non dispiacque. Esautorava governi liberali eredi di quelli che nel 1870 avevano abolito lo Stato Pontificio e in seguito introdotto libertà di parola e di religione, secolarizzato con successo il sistema scolastico ed educativo”.

Anche in Germania la stampa cattolica esaltava il fascismo: il Concordato clerico-fascista del 1929 era “il più grande e felice evento che la storia mondiale registra da un secolo”, Mussolini era “il grande statista che il clero italiano ammira”. Hitler firma il Concordato col Vaticano nel 1933 sulla scia di quello fascista per cui i gesuiti lo segnalano “quale simbolo di fede della nazione tedesca”.

In conclusione, un ottimo testo che svela la politica opportunista delle religioni tradizionali in materia di militarismo. Si evidenzia inoltre un doppio-gioco dall’esame delle istruzioni diplomatiche vaticane ai nunzi papali sparsi in Europa. Il papa predicava una cosa ma ai nunzi si davano direttive spesso opposte.

Pierino Marazzani, maggio 2016

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David Donnini
Gesù – Messia di Israele
(La mistificazione storica della Passione)
Unoeditori, Cuneo, 2015, pagine 171, euro 13,90

La storia raccontata dagli evangelisti relativa alla Passione di Cristo non è altro che uno stratagemma per gabellare un disegno ideologico volto a difendere i cristiani romani da ogni possibile sospetto di essere legati ad ideologie sovversive.

In realtà un certo Gesù, proveniente dalla Galilea, dopo essersi incautamente fatto ungere come re dei Giudei, provocò un tumulto contro i Sadducei, sacerdoti filo-romani che controllavano il tempio ebraico di Gerusalemme. Egli si riteneva il Messia che avrebbe dovuto liberare la sua patria dagli stranieri, faceva parte della setta dei nazareni, ebrei osservanti affini agli zeloti, insurrezionalisti violenti.

Fu quindi catturato dai legionari romani in accordo con i Sadducei e crocifisso in quanto considerato ribelle più politico che religioso: per i dissidenti esclusivamente religiosi l’ebraismo prevedeva invece lapidazioni e fustigazioni.

Gli evangelisti hanno riempito i loro scritti di incongruenze e inverosimiglianze volte a nascondere il suo ruolo storico. L’Autore illustra le loro “palesi contraddizioni” con un approccio laico e critico concludendo che realmente, verso gli anni trenta del primo secolo della nostra era, fu giustiziato a Gerusalemme il personaggio descritto nei vangeli ma che aveva un altro nome. In sostanza il racconto evangelico che ci propina oggi la Chiesa Cattolica sarebbe una mistificazione e non una pura invenzione!

La figura storica su cui si costruirono i vangeli era un certo Giuda il Galileo di stirpe davidica, forse nativo di Gamala, il quale annunciava una presunta imminente venuta del “regno di Dio” che avrebbe cacciato i romani e ricostruito uno Stato ebraico in Palestina con capitale Gerusalemme. Ma poiché Dio non esiste, ovviamente il piccolo popolo ebraico non riuscì a battere nemmeno la locale guarnigione romana ed il suo presunto profeta finì miseramente crocifisso.

L’Autore accusa l’evangelista Marco di aver inventato un “falso processo” giudaico costruito a tavolino: in realtà i Sadducei si limitarono solo ad un interrogatorio.

All’evangelista Giovanni si attribuisce “un’imperdonabile grossolanità, cioè che Pilato avrebbe affidato la crocifissione ai sommi sacerdoti quando noi sappiamo benissimo che gli ebrei non hanno mai praticato la crocifissione, ma che questa era una tipica condanna romana riservata agli schiavi e ai ribelli”.

A tale morte lenta e dolorosa gli ebrei preferivano la lapidazione pubblica.

Pierino Marazzani, giugno 2016

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Francesco Peloso
La banca del Papa
(Le finanze vaticane fra scandali e riforma)
Marsilio Editore, Venezia, 2015, pagine 220, euro 16,00

Ampio testo, preciso, approfondito e con qualche spunto anticlericale sulla situazione scandalosa delle finanze dello Stato della Città del Vaticano. La sua banca, lo IOR (Istituto per le Opere di Religione), è stata per decenni “crocevia inevitabile di alcuni dei più importanti scandali giudiziari e politici”. I grandi volumi di valuta internazionale che attraversano il Vaticano lo rendono vulnerabile come potenziale centro di riciclaggio di criminali, politici tangentisti o semplici evasori fiscali.

Ogni anno si verificano sui suoi conti correnti movimenti sospetti, con la complicità di dirigenti e dipendenti, sulla cui correttezza è lecito avere dei dubbi. Infatti, si chiede l’Autore: “Cosa centrano, però, col messaggio evangelico un istituto finanziario in grado di operare sui Mercati internazionali e uno Stato dotato di una diplomazia ramificata in tutto il mondo?”. Si evidenziano quindi “contraddizioni profonde” che intaccano la predicazione di papa Francesco.

In Vaticano esiste “uno sfuggente sottobosco di sacerdoti…capaci di sfruttare l’abito che indossano per trasformarsi da pastori di anime in collettori di denaro da trasferire allo IOR, in genere per un’attività di riciclaggio”. Esiste quindi un conflitto latente e permanente fra Banca d’Italia e Vaticano per cui le autorità italiane hanno contestato più volte a quest’ultimo di aver ignorato tutto il marcio dell’epoca passata e presente. Ma quali “opere religiose”! Allo IOR c’erano migliaia di conti correnti di persone che ne approfittavano per fare traffici valutari illeciti. Le colossali bugie vaticane sono chiaramente evidenziate nel libro.

Da tale confusione fra religione e affari risulta una perdita per le casse pubbliche italiane di dimensioni notevoli. Per dare un idea, il testo attribuisce allo IOR beni in sua amministrazione per sei miliardi di euro quando per la gestione annuale del Vaticano ne basterebbe solo uno.

Il libro fornisce anche buone notizie: calano i contributi delle chiese locali al Vaticano, a New York sono state chiuse un terzo delle parrocchie per la diminuzione sia dei preti sia dei fedeli. Si accenna al “prezzo altissimo anche in termini finanziari della vicenda abusi e pedofilia”.

Il nepotismo, malattia cronica plurisecolare del papato, spesso trasformato in monopolio di cricche parentali, trova riscontri in questo libro in cui si segnala come alcune famiglie si tramandino lucrosi posti da padre in figlio sia allo IOR che all’APSA (Amministrazione del Patrimonio della Sede Apostolica).

A latere il libro accenna anche al “crac finanziario” dell’ordine francescano dovuto a colossali ruberie. Non mancano ampi riferimenti al prete “criminale di rango” Marcial Maciel e alla sua “tenebrosa congregazione” dei Legionari di Cristo.

Pierino Marazzani, luglio 2016

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Massimo Bucciantini
Campo dei Fiori
(Storia di un monumento maledetto)
Einaudi, Torino, 2015, pagine 391, euro 32,00

La statua dedicata a Giordano Bruno in piazza Campo dei Fiori a Roma ha un valore simbolico tale per cui le forze clericali cercarono “senza esclusione di colpi” di boicottarne l’erezione: ci vollero ben 13 anni per realizzare il progetto scultoreo.

L’origine dell’idea del monumento risale all’anno 1876 quando fu promossa con entusiasmo dal profugo francese Armand Levy, in esilio in Italia per i fatti della Comune di Parigi. Il leader del Comitato per l’erezione della statua fu Adriano Colocci, un liberale figlio di un deputato della Repubblica Romana, due volte esiliato dal governo pontificio. Garibaldi aderì immediatamente alla campagna di sottoscrizione per il monumento ed inviò “un messaggio augurale a dir poco esplosivo”. L’avvocato torinese David Levi studiò a lungo il pensiero e la figura del filosofo nolano contribuendo a diffonderne la fama: erigergli una statua non era sufficiente, c’era bisogno anche di un impegno sul versante della divulgazione del mito di Giordano Bruno.

Il monumento a Giordano Bruno fu espressione di un vasto movimento anticlericale internazionale che portò anche alla costituzione di circoli e associazioni intitolate al filosofo: all’Università di Napoli vi furono proteste e disordini tra clericali e anticlericali che portarono alla sua momentanea chiusura. A Roma il governo destituì il sindaco clericale Torlonia, contrario al monumento a Giordano Bruno, suscitando manifestazioni affollate di giubilo, specialmente a Genova.

Si giunge così, dopo anni di controversie, al 9 giugno 1889 quando, dopo una grande manifestazione, si inaugura il monumento: fu una magnifica festa laica e anticlericale !

Il Vaticano aveva mantenuto una sua rete di spie nella città di Roma: queste arrivarono al punto di infiltrarsi perfino nei partiti e circoli della sinistra. Inoltre perseverava nella politica negazionista: Giordano Bruno sarebbe stato arso solo in effige e non da vivo.

La brunofobia clericale si scatenò poi sotto il regime fascista, durante il quale furono distrutte o rimosse statue e lapidi del filosofo nolano in varie località.

Nel capitolo “Quattrocento anni dopo” l’Autore ricorda come “Attorno a questa statua ogni anno cittadini di ogni estrazione sociale e politica si ritroveranno per rendere testimonianza e non dimenticare ciò che accadde all’alba di quel giovedì di febbraio di tanti secoli prima”.

Allora, e in seguito, Campo dei Fiori si trasformò nel luogo simbolo di ogni battaglia libertaria e progressista e luogo di raduni anticlericali, talora bloccati da brutali divieti polizieschi.

Pierino Marazzani, agosto 2016

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Giuseppe Verdi
La commedia divina
(Viaggio alle origini delle falsificazioni cristiane)
Formamentis edizioni, cristianaggini.blogspot.it, 2015, pagine 637, stampato in proprio

Ottimo testo antibiblico pervaso da uno scetticismo di fondo, molto approfondito e documentato, con spunti satirici. Non mancano toni molto polemici e quasi ingiuriosi contro i biblisti in tonaca, le cui contraddizioni e incongruenze spingono l’Autore a liquidarli così: “Che idiozia! Qui non si parla di dettagli secondari o insignificanti ma di aspetti fondamentali della storia di Gesù”. Ottimo è anche il preciso e completo elenco dei “difetti” del dio biblico Yawhe a proposito del “male” che lui avrebbe creato e scatenato, delle sue menzogne reiterate, delle sue stragi dirette e indirette ecc.

Riesaminando il problema delle fonti da cui è tratta la vicenda di Gesù detto il Cristo l’Autore propende per la reale esistenza del Gesù dei Vangeli, ma sulla non veridicità di ciò che di lui in queste opere si racconta.

Le contraddizioni dei quattro Vangeli canonici, sia fra di loro che rispetto al semplice buon senso, sono ampiamente sviscerate nel libro con decine di corrette citazioni: ad esempio, come mai gli apostoli sono increduli di fronte alla resurrezione di Gesù da lui ripetutamente preannunciata? Secondo Matteo i genitori di Gesù abitavano a Betlemme mentre secondo Luca abitavano a Nazareth! Le genealogie di Gesù sono diverse nei quattro Vangeli: il nonno di Gesù sarebbe un certo Giacobbe secondo Matteo, Eli secondo Luca ecc.

Tra i vari spunti di satira di questo libro sono da segnalare i seguenti: Dio nella creazione agiva con “monotonia mista a presunzione” ripetendo alla fine di ogni giornata la frase era cosa buona. Le scarse capacità antibatteriche del dio biblico sono satireggiate a proposito delle norme rigidissime per non contaminare le sue sacre dimore. La falsa profezia della nascita verginale di Gesù è smontata affermando, con precise citazioni da un passo di Isaia, che tale profeta biblico non si riferiva affatto a Gesù ma al suo contemporaneo re ebraico Acaz.

L’attacco al cosiddetto “credente incallito” ritorna spesso nel libro specie a proposito della presunta resurrezione di Cristo: mentre in Matteo Gesù stesso profetizza che sarebbe morto e resuscitato dopo essere rimasto “tre giorni e tre notti nel cuore della terra”, in realtà ci resta solo un giorno e mezzo, dalla sera del venerdì alla mattina della domenica, fallendo in tal modo nella precisione temporale della profezia.

Tutte le profezie della passione di Cristo non sono altro che manipolazioni di passi biblici isolati dal loro contesto storico. In conclusione, non bisogna assolutamente interpretare in senso storico i Vangeli che invece sono solo una rielaborazione mitica di fatti e personaggi del mondo ebraico di quel tempo.

Pierino Marazzani, agosto 2016

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Emiliano Fittipaldi
Avarizia
(Le carte che svelano ricchezza, scandali e segreti della Chiesa di Francesco)
Feltrinelli, Milano, 2015, pagine 213, euro 14,00

Questo best-seller anticlericale riconferma quanto da decenni si dice sulla natura affaristico-criminale del Vaticano. Il titolo viene spiegato dall’Autore con la dimostrazione di come numerose fondazioni vaticane, nate ufficialmente con fini di beneficenza o culturali, in realtà accumulano in banche varie enormi capitali senza spenderli: avaro è infatti colui che, preso dalla bramosia di possedere sempre più denaro, si limita ad accumularlo.

Il testo nasce dalla rivelazione di scandalosi comportamenti cardinalizi segnalati all’autore in via confidenziale da ignoti esponenti di curia. Il Vaticano ha sempre investito ingenti capitali per acquistare prestigiosi immobili nel centro di Parigi e Londra tramite società da esso controllate.

Comunque il libro afferma che nella sola Roma sono ben 5000 gli appartamenti riconducibili al Vaticano.

Il tesoro degli avari finanzieri vaticani è sparso in una miriade di società estere fondate in Svizzera, Inghilterra e altri Paesi, prevalentemente protestanti. Il testo segnala che la Congregazione di Propaganda Fidae è stata spesso truffata da astuti speculatori che compravano edifici per rivenderli al Vaticano il giorno dopo a prezzo più che doppio.

Nel paragrafo “Una montagna di soldi” si afferma come grossi settori del Vaticano si muovono come istituti di credito prestando soldi ed accumulando lingotti d’oro nelle loro casseforti: l’APSA, struttura amministrativa curiale, detiene oro per 30 milioni di euro e lo IOR ne ha per 33 milioni. I lussi cardinalizi sono ampiamente trattati nel libro: dal mega attico del cardinal Bertone a certi loro consulenti strapagati, negli alberghi esclusivi vicino al Vaticano ci sono le “cardinal suite” da 520 euro a notte.

I soldi dell’Obolo di san Pietro solo in minima parte finiscono in opere di bene, con documenti originali il libro prova l’inganno agli ingenui fedeli sottoscrittori.

Nella banca del Vaticano, lo IOR, vi sono centinaia di conti segreti che servono a far transitare “enormi somme di denaro” verso i paradisi fiscali. L’Autore sospetta che tra questi correntisti vi siano molti loschi individui criminali e loro prestanome.

Un capitolo satireggia sulle grandi vendite di vino, liquori e spumanti costosi nel supermarket del Vaticano, il tutto grazie alle esenzioni fiscali approvate nei concordati tra Italia e papato.

Infine da segnalare alcune lettere riservate sui costi esorbitanti delle cause di beatificazione, una vera e propria cricca si arricchisce alle spalle dei pii devoti.

Pierino Marazzani, agosto 2016

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Gaetano Pecora
La scuola laica
(Gaetano Salvemini contro i clericali)
Donzelli, Roma, 2015, pagine 210, euro 18,00

Testo ricco di complessi ragionamenti, non sempre di facile comprensione, relativi all’impostazione da dare alla scuola italiana dal punto di vista della sua laicità.

Per Salvemini (1873-1957) il sistema scolastico dovrebbe escludere i preti in quanto portatori di dogmi incompatibili col corretto sapere scientifico ed inoltre soggetti ad un’autorità assoluta esterna, il papa, da secoli nemico mortale dell’Unità d’Italia. Tale esclusione non dovrebbe però derivare da una norma di legge discriminatoria apposita ma “dalla lenta, inesorabile e progressiva marcia della ragione” e “da un rinnovato orientamento degli spiriti che avrebbero spento anche le superstiti voci clericali”.

Le associazioni degli insegnanti devono promuovere la laicità del personale scolastico non per spirito settario ma come fine ultimo di una scuola moderna basata sul “concetto di transitorietà e relatività dei fenomeni sociali, politici e religiosi”.

L’Autore lancia varie frecciate contro il relativismo di Ratzinger e in difesa dell’autonomia della coscienza che questo papa reazionario abbatteva come la più sciagurata perversione della libertà: per Salvemini non esiste alcun ordine cosmico stabilito da una presunta volontà divina cui l’uomo dovrebbe sottoporsi! Il non credente deve invece promuovere il progresso basandosi sulla sua intelligenza e l’autonomia della coscienza.

Il prete che tenta di entrare nel sistema scolastico, ad esempio per insegnare la storia, secondo Salvemini andrebbe subito in contraddizione e rischierebbe di essere estromesso dall’ordine religioso in quanto i programmi ministeriali sarebbero incompatibili con gli articoli del codice di diritto canonico. Di conseguenza il prete-insegnante potrebbe tenere solo le lezioni dell’ora di religione, di cui però nel libro non si tratta in quanto si commentano soprattutto scritti di Salvemini precedenti al concordato clerico-fascista del 1929.

Salvemini ricorda la figura di Giordano Bruno come esempio di prete-insegnante finito al di fuori dello Stato clericale per i suoi ragionamenti filosofici incompatibili con i dogmi chiesastici.

Molto interessante il paragrafo intitolato “L’anticlericalismo educativo” il cui obiettivo è una “scuola indipendente da tutti i preti, neri, verdi, rossi, di tutti i colori”. Gli insegnanti devono essere realmente indipendenti nei loro insegnamenti!

La scuola laica deve mettere gli alunni in condizione di potere, con piena libertà e consapevolezza, formare da sé le proprie convinzioni in materia di filosofia di vita e religione.

La scuola laica deve educare i giovani a pensare con la propria testa e sostituire in essi “all’abito dogmatico l’abito critico”: lo Stato non deve comandare all’insegnante quale opinione debba avere in materia religiosa ma solo che dimostri di possedere l’educazione critica e scientifica senza cui ogni idea finisce nel dogmatismo e nel fanatismo.

Infine il testo precisa l’evolversi del pensiero laicista e anticlericale di Salvemini nel corso della sua vita: “Muteranno i toni del suo laicismo, alcuni dei quali da morbidi che erano all’inizio saliranno poi all’ottava alta”.

Pierino Marazzani, settembre 2016

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Giorgio Cosmacini
Medicina e Rivoluzione
(La rivoluzione francese della medicina e il nostro tempo)
Raffaello Cortina Editore, Milano, 2015, pagine 389, euro 29,00

Ampio saggio storico edito in una collana dal titolo “Scienza e idee” diretta dal professor Giulio Giorello. Il testo, corredato da bibliografia e indice dei nomi, tratta dei rapporti fra mondo medico-scientifico e Rivoluzione Francese con vari riferimenti ateo-anticlericali.

Il medico francese Julien Offroy de La Mettrie fu interprete settecentesco di un ateismo razionale e morale. Egli non confondeva tra loro ateismo e anticlericalismo e conosceva le continue intollerabili interferenze del clero e dei suoi fautori nella dottrina e vita accademica.

L’Autore cita Voltaire il quale, pur rifiutando di definirsi ateo, si scagliava contro la Chiesa: il materialismo militante era “l’evidente risultato di tutte le osservazioni ed esperienze compiute dai più grandi filosofi e medici”. Anche scritti polemici contro l’Inquisizione e il papato redatti dal barone d’Holbach sono riportati nel libro.

L’accusa di materialismo e ateismo fu rivolta anche contro il pensatore Claude-Adrien Helvetius (1715-1771) poiché riduceva quasi tutta la vita intellettuale a mero effetto della sensibilità fisica: egli voleva fondare una scienza dell’uomo aliena da ipoteche metafisiche. Forse il medico ateo Camillo Golgi si intestardì nello studio della fine anatomia del sistema nervoso centrale proprio per sconfiggere le tesi animistiche sul cervello.

Il medico Jean-Paul Marra, francesizzato in Marat, fu uno dei più famosi politici rivoluzionari ma, in campo medico-filosofico, aveva posizioni di retroguardia identificando nelle meningi la sede dell’anima.

Nel capitolo intitolato “La dea Ragione dell’ex chirurgo Chaumette” si descrivono momenti importanti di storia dell’ateismo francese: il culto della Ragione e la sua Festa, celebrata addirittura nella cattedrale di Notre Dame.

Il vescovo costituzionale di Parigi è costretto ad abiurare sotto minaccia di morte per poi venire ghigliottinato nel 1794. Ma l’ateismo intransigente di Chaumette era malvisto dal mortifero Robespierre che fece ghigliottinare anche lui insieme al vescovo. Infatti il capo dei giacobini propendeva per un anticlericalismo deista e non ateista: “Che cosa c’entrano i preti con Dio? I preti stanno alla morale come i ciarlatani stanno alla medicina!”.

Nel capitolo “Giacobinismo medico d’esportazione” si delinea la figura del medico ateo italiano Giovanni Rasori (1766-1837), noto anticlericale, che propose addirittura un calendario in cui, al posto dei santi, erano citati famosi pensatori di ogni tempo. Novello Martin Lutero accademico, denunciò anche asserite vendite di lauree all’Università di Pavia paragonandole alla vendita delle indulgenze praticata dal papato in più occasioni.

Pierino Marazzani, ottobre 2016

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Gianluigi Nuzzi
Via Crucis (Da registrazioni e documenti inediti la difficile lotta di papa Francesco per cambiare la Chiesa)
Chiarelettere, Milano, 2015, pagine 321, euro 18,00

Questo libro, pubblicato contemporaneamente in venti Paesi, dà un contributo importante per sfondare il muro di omertà e silenzio che protegge da sempre il Vaticano. È un’approfondita analisi giornalistica sull’“incredibile sperpero di denaro da parte di chi governa la Chiesa”.
Pur dichiarando che l’opera non è animata da spirito anticlericale, per il suo scottante contenuto e per le affermazioni polemiche ha provocato una reazione oscurantista in una parte della curia.

Nel paragrafo “Jessica e gli altri” si svelano le degenerazioni erotiche di cardinali e monsignori: “la sera vanno ad adescare giovani nei locali di Roma”, bellissimi “segretari, semplici funzionari percepiscono anche 15.000 euro al mese” per meriti di alcova. Sui vizi nefandi del cardinal Pell si citano le precise accuse contro di lui formulate da ex chierichetti, sacerdoti e laici vari.

Nel capitolo dissacrante intitolato “La fabbrica dei santi” si svelano abusi, prevaricazioni e false promesse moralizzanti fatte dalla cricca affaristica vaticana che vi si arricchisce approfittando della credulità popolare.

I fasti dei “cardinali a canone zero” sono illustrati senza pietà in un paragrafo apposito denso di notizie documentate sui loro mega-appartamenti con relative più o meno numerose servitù: la casa del cardinal Levada sarebbe addirittura “una residenza principesca”.

Il testo svela anche “i conti misteriosi” dei papi defunti ma tace su quelli, sicuramente ricchissimi, di papa Wojtyla. Pochi sanno che in Vaticano sono attive due banche, lo I.O.R., notissima banca al centro di infiniti scandali, e l’A.P.S.A., sigla di una struttura amministrativa vaticana che in realtà svolge anche attività di tipo bancario, non a caso la famiglia Mennini le dirigeva entrambe. Lo scandalo di monsignor Scarano, contabile dell’APSA, finito su tutti i giornali, ha rivelato come il papato continua a riciclare denaro sporco cagionando danni economici gravissimi all’economia italiana.

Il libro contiene anche foto e riferimenti allo scasso di una robusta cassaforte vaticana a riprova di come questo micro-Stato sia spesso in balia della criminalità comune.

L’opera indaga anche sul sistema pensionistico vaticano ipotizzando truffe colossali sulla base di precisi dati statistici. Documenti alla mano si evidenzia il “Buco nero” dell’Obolo di San Pietro sui cui bilanci vige una certa segretezza per nascondere ruberie e malversazioni.

Nello scritto è citato anche uno scottante carteggio riservato fra il Vaticano, il faccendiere piduista Umberto Ortolani e il banchiere mafioso Michele Sindona.

Il papato possiede autentici lussuosi tesori immobiliari all’estero per un totale stimato di ben 591 milioni di euro. Le finanziarie riconducibili al Vaticano site nei paradisi fiscali hanno una contabilità occulta. Per venire a capo delle sue immense ricchezze il Vaticano ha dovuto versare cifre elevate a prestigiose società di revisione riportate con precisione nel libro.

In conclusione, si riconferma la doppiezza e malafede del Vaticano il cui capo predica in una maniera mentre i suoi sudditi, questo Stato è formalmente una monarchia assoluta, svolgono continue attività corruttive e talora anche criminali.

Pierino Marazzani, novembre 2016

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Lorenza Franco
Il male del mondo
Edizioni Nuove Scritture, Abbiategrasso, 2015, pagine 128, euro 12,00

Il testo comprende cento poesie pervase da tematiche atee-anticlericali e basate da un razionalismo pessimista sulla natura e i destini dell’umanità.

Nella poesia “Preti” il sacerdote “che pure sa di non conoscer nulla” usa un mix di paura e avidità di piaceri vari per abusare della credulità popolare.

Ottima la poesia “Meno santi e più ex santi” in cui si auspica che “si processino Paolo e Agostino” in quanto oppressori delle donne. Vi si denunciano i mostruosi roghi di carne umana disposti da san Carlo Borromeo e le feroci guerre sante “che grondano sangue di vittime inermi”.

L’eretica arrostita viva è protagonista della poesia “Rogo, sala parto e incubatrice” in cui si brucia per ordine dell’Inquisizione una donna gravida: “Viene rigettato il figlio nella fiamma, urla inumane strappa alla sua mamma”.

Nella poesia “In quale cielo” si satireggia sulla mancata scoperta di Dio, nonostante infinite osservazioni astronomiche: “In quale cielo si è nascosto Dio?”. Ogni ricerca è “vana speranza, desiderio pio”.

Essendo l’Autrice di origine valtellinese non poteva mancare una poesia dedicata alle molte donne arse per stregoneria. Nella composizione intitolata “Strega!” si denuncia anche l’odio discriminatorio del clero per la donna: “Le donne sacerdoti? Quale orrore!”.

Infine nella poesia che dà il titolo al testo “Il male del mondo” si descrive uno dei drammi più feroci del mondo animale: gli orsi che, presi da frenesia sessuale, non esitano a sbranare i piccoli della loro stessa specie per indurre le orse a nuovi accoppiamenti. Tali tragedie inducono l’autrice a ricordare un “antico dramma personale” inquadrandolo nella sua visione disincantata e scettica della vita umana.

Pierino Marazzani, novembre 2016

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Lorenza Franco
Fughe d’amore
Edizioni Nuove Scritture, Abbiategrasso, 2015, pagine 40, euro 8,00

In questo ottimo piccolo testo sono da segnalare in particolare tre poesie:
– in “Atena” si afferma che la Ragione deride e allontana la salvezza “impossibile e vana” gabellata dai fideisti
– in “Stratone di Lampsaco” si ricorda la figura e il pensiero di questo filosofo peripatetico che negava ogni intervento divino all’origine del mondo e aveva già previsto la fine del Sole il quale, fra qualche miliardo di anni, secondo gli astrofisici “esploderà e la terra inghiottirà”
– la negazione del Paradiso è ribadita nella poesia “Un’ Ombra” in cui l’Autrice ricorda con grande affetto il marito defunto

Pierino Marazzani, novembre 2016

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Lorenza Franco
La tela di Penelope
Edizioni Nuove Scritture, Abbiategrasso, 2015, pagine 94, euro 10,00

Anche questo bellissimo volume di poesie è ricco di riferimenti ateo-anticlericali dedotti da fatti storici, esperienze personali e deduzioni logico-razionali:
– nella poesia “A mia madre” si riferisce sulle opinioni ateistiche di sua madre che le disse: “Non lo voglio, il paradiso” in quanto non è mai vissuta “all’ombra della croce”
– la satira antireligiosa pervade la poesia “Il sole sorge” dove Gerusalemme è raffigurata come un aeroporto da cui decollano profeti delle tre religioni monoteiste. Si critica il Dio padre maschio di tali fedi e la sua impotenza di fronte al male che pervade l’umanità. Le divinità sono “sempre più sfuocate” anche a causa della loro indimostrabilità.
– nella poesia “Paradiso di tutti” si parte da una novità teologica, Dio nella sua presunta misericordia accoglierà quasi tutti in Paradiso e l’Inferno rimarrà disabitato? Ma solo la conquista di un mondo più umano, per noi atei razionalisti, potrà creare un più credibile Paradiso sulla Terra
– forse la migliore poesia è “Preghiera di un’Atea” in cui si contesta il crudele Dio biblico che non trova nemmeno un innocente in Sodoma e Gomorra, si satireggia sul suo passeggiare di sera in Paradiso per godersi il fresco della sera. Si respinge come semplicemente mitologica la sua incarnazione in Gesù Cristo

Pierino Marazzani, novembre 2016

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Brunello Salvarani
La Bibbia di De André
Claudiana, Torino, 2015, pagine 100, euro 9,50

Il testo tratta del complesso rapporto fra il famoso cantautore genovese (1940-2011) e il fatto religioso, il tutto filtrato dalle sue idealità libertarie.

Ne “La buona novella”, a proposito dei mali che affliggono l’umanità, afferma indirettamente che “non sappiamo che farcene di un dio che si fa uomo e non risolve questi problemi, anzi, con il suo intervento li peggiora”. Nel suo canzoniere si rivolge al Padreterno talora adottando toni sarcastici, il rapporto con il dio della religione ufficiale non è particolarmente gradito all’artista ligure.

Fin da ragazzino amava toni anticlericali come quando ribattezzò le suore Marcelline “Porcelline”.

Già nei suoi primi dischi la religione è criticata impietosamente denunciandone le incongruenze e i tradimenti rispetto all’ispirazione originaria. Fabrizio era ateo a modo suo, aveva toni da mangiapreti ed era sempre critico contro tutti i poteri, ma pregava privatamente. Possiamo quindi definirlo un credente anticlericale.

Aveva molta attenzione alla vicenda umana di Gesù, esaminando anche le versioni respinte dalla Chiesa riportate nei vangeli apocrifi, ma non aveva alcuna fede esplicita in una confessione . Un giornalista ha rivisitato sistematicamente i suoi testi nella chiave dell’interrogazione religiosa dando alle stampe “Il Vangelo secondo De André”. Egli giunge ad una sorta di “culto dell’uomo”, specie se reietto o perdente, che non ha alcun bisogno di chiese o preti. Il Dio che cercava non era certo quello dei dogmi e delle istituzioni ecclesiastiche ma una specie di “presenza misteriosa che soffia un’anima nel mondo”.

Tra le nove poesie-epitaffi da lui selezionate dalla “Antologia di Spoon River” non a caso ne sceglie una dal titolo “Il blasfemo”. Nel libro vi è anche un riferimento al caso del suicidio di un giovane studente liceale: De André elaborò uno scritto con accenti anticlericali criticando la Chiesa che escludeva chi si toglie la vita. Infatti a quel povero ragazzo furono rifiutati i funerali religiosi.

Secondo l’Autore l’esame del fatto religioso impostato da De André ha avuto una diretta influenza sulla cultura nazionale italiana dell’ultimo mezzo secolo: la teologia non sarebbe più quindi solo “Roba da preti” ma anche elemento di libera discussione. Infine, nel paragrafo intitolato “Faber e Guccio”, cioè lo stesso De André e Francesco Guccini, si paragonano i due famosi artisti accennando anche alle dissacranti tematiche della “morte di Dio” e del “Gesù che ride”.

Pierino Marazzani, marzo 2017

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